Salute
Editoriali •
Con il morbillo non si scherza
La morte di un bambino a New York ci ricorda i guai delle dottrine no vax
4 NOV 26

Foto via Getty images
Un bambino è morto di morbillo nello stato di New York. Non accadeva da trent'anni. Non è morto perché la medicina non avesse gli strumenti per proteggerlo, ma in un Paese che quegli strumenti li ha progressivamente messi in discussione. Al 29 ottobre i Cdc contavano 4.852 casi confermati, il dato più alto dal 1990. Il 96 per cento delle persone contagiate era non vaccinato o aveva uno stato vaccinale sconosciuto. Il morbillo non è quindi diventato più pericoloso, ma si è indebolita la barriera che per decenni ne aveva impedito la circolazione.
Non è per caso: la copertura vaccinale è scesa, in alcune comunità è molto al di sotto della soglia necessaria a garantire l'immunità collettiva. Ma soprattutto, negli Stati Uniti, il dubbio sui vaccini ha smesso di essere una posizione marginale per diventare una voce ascoltata, legittimata e infine promossa dalle istituzioni. I protagonisti hanno nomi e cognomi: Donald Trump e Robert F. Kennedy Jr. Il segretario alla Salute ha costruito una parte rilevante della propria notorietà alimentando sospetti sulla sicurezza dei vaccini. La Casa Bianca ha tradotto quella cultura del sospetto anche in scelte di politica sanitaria, come la raccomandazione di separare le dosi del vaccino MMR, senza evidenze scientifiche a sostegno.
La vaccinazione non è però una questione di fede, né un atto di obbedienza a un'autorità. E’ una misura di sanità pubblica fondata su evidenze, efficacia e protezione reciproca. Quando la politica la trasforma in una bandiera identitaria, il virus non distingue tra repubblicani e democratici, tra complottisti e scettici. Colpisce dove trova spazio. Quel bambino è morto per le conseguenze generate da una cornice politica precisa. E la domanda che resta è perché si sia scelto di mettere in discussione una delle conquiste più solide della medicina moderna, come se la sfiducia fosse una politica sanitaria e non la causa del suo fallimento.