Guida ai mal di testa

Ne hanno sofferto tutti, da Cesare ad Andreotti. Fenomenologia di un fastidio universale, letterario e filosofico
10 OTT 26
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Una scena di “Pi - Il teorema del delirio” (1998), diretto da Darren Aronofsky

Migliaia di uomini, nella loro vita di coppia, hanno tante volte ricevuto una risposta dalla partner, alla richiesta di un po’ di affettuoso sesso: “Amore adesso no, ho il mal di testa”. Risposta pertinentissima e difficile da confutare poiché detta così il mal di testa non si vede. Quindi, a volte, in termini di evitamento, il mal di testa rappresenta un bene rifugio per scongiurare assalti di desiderio ritenuti inopportuni. A onor del vero in Italia e, un po’ nel mondo, il mal di testa è un disturbo di genere in quanto le donne risultano più colpite, con un rapporto di 3 a 1 rispetto agli uomini, in una fascia di età che va generalmente dai 15 ai 50 anni. Nel nostro paese circa 10-12 milioni di persone ne soffrono con una percentuale, nella popolazione generale, del 12 per cento circa.
In Italia (e non solo) il mal di testa è un disturbo di genere: le donne sono più colpite, con un rapporto di 3 a 1 rispetto agli uomini
Fin qui le statistiche. Questo malessere, che a volte può diventare davvero invalidante, ha accompagnato la storia dell’umanità, se si pensa alla trapanazione del cranio come pratica ritenuta curativa nel trattamento dell’emicrania, delle crisi epilettiche o di altri disturbi mentali, secondo quanto riscontrato in reperti risalenti anche al V millennio a.C., rinvenuti nelle Americhe, in Europa, in Cina, nei cimiteri magiari e in Siberia. E se si pensa alle varie testimonianze lasciate, nei loro scritti, da personaggi come Giulio Cesare, Charles Darwin, Friedrich Nietzsche, Sigmund Freud, Miguel de Cervantes, Lewis Carrol, Thomas Jefferson, Giulio Andreotti e tantissimi altri che ne hanno abbondantemente sofferto. Possiamo quindi affermare che il mal di testa è ubiquitario. Prova ne è che è presente, in maniera statisticamente significativa, in Europa dove ai primi posti compare il Belgio, poi la Spagna, la Francia e l’Italia, mentre in Sudamerica primeggia il Brasile, sebbene sia anche presente in diversi paesi del Nordafrica e del medio oriente.
La trapanazione del cranio era una pratica utilizzata nel trattamento dell’emicrania, delle crisi epilettiche o di altri disturbi mentali
Ma al di là delle dislocazioni e delle diverse bandiere una verità è certa: esiste ed è un disturbo di cui nessuno possa dire di esserne immune in quanto, almeno una volta nella vita, si è sperimentata questa esperienza. Ma se questo è vero, bisogna chiedersi come mai accade e quale può esserne la causa, fermo restando che al di là della modalità popolare con cui si denomina, in termini più scientifici, cade sotto il termine generale di cefalea o, più specificamente, di emicrania. Si tratta, in genere, di un disturbo neurologico abbastanza complesso, che può essere correlato a diversi fattori come una predisposizione genetica, detta anche diatesi ereditaria o, anche, a una temporanea alterazione del sistema nervoso centrale e dei vasi sanguigni che lo irrorano. La cefalea e l’emicrania tuttavia non sono sinonimi. In pratica la cefalea è il termine che indica qualsiasi tipo di mal di testa, mentre l’emicrania è una vera e propria malattia neurologica. La più comune, cefalea, è quella tensiva, causata da stress, stanchezza fisica, tensione muscolare e si caratterizza come avere un cerchio alla testa o una pressione costante. Mentre la cefalea detta “a grappolo” è molto più dolorosa, si presenta con attacchi acuti che si possono ripetere anche in un arco di tempo circoscritto. Per questo mal di testa le cause possono essere variazioni ormonali, soprattutto nelle donne nelle fasi del ciclo, mancanza di sonno, febbre, sinusiti, alimenti specifici e traumi. L’emicrania si caratterizza per la sua durata che può andare dalle quattro alle settantadue ore, è spesso localizzata da un solo lato della testa, può essere pulsante e si accompagna, con una certa frequenza a nausea, vomito, fastidio per la luce (fotofobia), per i suoni (fonofobia) e disturbi visivi. A volte si può preannunciare con un avviso premonitore che si chiama aura. Le modalità con le quali questi fenomeni possono verificarsi sono anche da ascrivere, generalmente, ad altri fattori scatenanti, come l’attivazione e irritazione del quinto nervo del cranio che si chiama “trigemino”, il quale è un po’ il principe dei nervi della testa, avendo una branca oftalmica, una mascellare e un’altra mandibolare. L’irritazione di questo nervo può essere dovuta all’azione del parlare, a correnti d’aria, a masticare o anche quando ci si lava i denti. In pratica quando questo nervo si irrita rilascia una sostanza proteica, la Cgrp (calcitonin gene-related peptide) intorno ai vasi sanguigni e alle meningi. Questa proteina, con altri elementi a lei collegati determinano una dilatazione delle piccole arterie cerebrali con l’avvio di segnali di dolore molto intenso e l’apertura del sipario collegato ai fastidiosi sintomi cefalalgici.
Ma tra le altre cause che possono avviare il disturbo si devono annoverare anche la tensione muscolare dei muscoli del collo, delle spalle, della mascella dovute anche a scorrette posture o stress. Il periodo che precede la menopausa. Le giornate ventose. Gli stili di vita come il jet lag, l’insonnia, la disidratazione, il digiuno prolungato, l’eccessivo consumo di caffeina. O anche fattori ambientali come locali poco ventilati, luci artificiali intense, rumori forti. Oltre a questi fattori possono dare il loro “contributo” anche l’ipertensione arteriosa - la quale si può presentare come un mal di testa al mattino - problemi di vista e una cattiva occlusione dentale.
Si diceva però che anche alcuni alimenti possono essere coinvolti nella genesi del mal di testa per la presenza di sostanze che, come ormai è accertato, determinano una facilitazione nello scatenare i fastidiosi sintomi. Queste sostanze sono i nitrati e i nitriti, utilizzati come conservanti negli insaccati, prosciutti, salami, mortadella; la tiramina che si trova abbondante nei formaggi stagionati come il gorgonzola, il cheddar, il grana e il pecorino. Oppure il glutammato monosodico, utilizzato nei cibi preconfezionati e nei dadi da brodo. Non soltanto questi, ma altre sostanze presenti nel vino come solfati e solfiti utilizzati come stabilizzanti e conservanti, sono responsabili della sua insorgenza, senza dimenticare che il più “nocivo”, in termini di facilitazione del mal di testa è sicuramente il vino bianco, in quanto richiede una lavorazione stabilizzante molto più sofisticata rispetto al vino rosso, come la sua chiarificazione per la quale vengono impiegate sostanze derivate dall’uovo di gallina (egg wash), la caseina come proteina del latte e un’altra sostanza chimica come la bentonite. Si intuisce che nelle persone sensibili a queste sostanze la possibilità di scatenare problemi generali come intolleranze e allegati mal di testa può diventare molto più probabile. I rimedi per fronteggiare la cefalea e l’emicrania sono i farmaci antidolorifici. In Italia il consumo eccessivo di antidolorifici per il mal di testa rappresenta un problema rilevante che può causare la cosiddetta cefalea da abuso di farmaci, detta anche medication-overuse headache, un disturbo cronico che colpisce circa l’1-2% della popolazione generale. Il rischio di questo abuso, paradossalmente, è l’effetto rebound, o rimbalzo, poiché l’assunzione di analgesici con una certa frequenza può innescare un circolo vizioso in cui il farmaco stesso alimenta la cronicizzazione del dolore. Infatti, secondo alcune linee guida scientificamente approvate, l’uso di molecole come il paracetamolo, i triptani, gli oppioidi per più di due volte la settimana può aumentare significativamente la probabilità di aggravare i sintomi.
Il neurologo britannico Oliver Sacks, ragionando sull’unità tra mente e corpo, ha definito l’emicrania come una esperienza unica e incondivisibile
Ma essendo, come si diceva, un disturbo che permea molta umanità, nella letteratura è ovvio trovare riferimenti a questa problematica. Molteplici autori, infatti, hanno provato a narrare il mal di testa attraverso la scrittura, sebbene sia cosa non facile raccontare. Esso è stato anche descritto come male invisibile e dolore intimo. Oliver Sacks, noto neurologo e scrittore britannico, ha dedicato un intero libro nel 1970, intitolato Migraine, al problema. Egli, oltre la descrizione rigorosamente scientifica del fenomeno, si sofferma, anche attraverso una pertinente meditazione filosofica, sull’unità tra mente e corpo, descrivendo l’emicrania come una esperienza unica e incondivisibile per ogni individuo. Virginia Woolf, nel suo celebre saggio sulla malattia (On Being III, 1926) fa una riflessione su come la letteratura abbia ignorato il corpo malato rispetto alle attività della mente. La stessa autrice ha convissuto per tutta la vita con frequenti attacchi di mal di testa, evidenziando la povertà del linguaggio comune allorché si deve descrivere la sofferenza fisica. Mentre, dall’altra parte del mondo, uno scrittore di El Salvador, Roque Dalton Garcia, ha scritto una famosa poesia intitolata Sobre dolores de cabeza, sul mal di testa, nella quale descrive il disturbo come un peso storico e politico dei rivoluzionari comunisti che non passa neanche con l’uso dei comuni analgesici. Così, al contrario, durante il medioevo Jacopone da Todi nella celebre lauda O Signor, per cortesia, invoca addirittura la malattia e i tormenti corporali – inserendo esplicitamente il “mal di capo” e i dolori acuti – come prova di umiltà e purificazione spirituale di fronte a Dio.
Per Roque Dalton Garcia il mal di testa rappresentava “il peso storico e politico dei rivoluzionari comunisti”. I comuni analgesici erano inutili
La poetessa Valentina Belgrado nella raccolta Cefalea cronica usa i versi per dare voce a quel “tiratore scelto” che è il dolore cronico, capace di isolare chi ne soffre, alterare la percezione del tempo, del rumore e della luce, e rendere incomunicabile la sofferenza agli altri. O ancora, il grandissimo Fernando Pessoa scrisse “ho mal di testa perché ho mal di testa. Mi fa male l’universo perché la testa mi fa male”, e così via. Esiste però anche la metafora del mal di testa e gli esempi nella vita comune sono molteplici. Frasi come “ho ascoltato uno che ha tenuto una conferenza e ha letto dei fogli per tre quarti d’ora, un mal di testa…” oppure “sono rimasto due ore in fila in autostrada, un mal di testa…”, “la spiaggia era piena di tamarri che mettevano musica e di bambini che frignavano, un mal di testa”, “in quel ristorante c’era un rimbombo pazzesco, un mal di testa”, “il mio volo per Catania è partito in ritardo di due ore, un mal di testa”, “ho partecipato alla presentazione del bilancio al consiglio comunale, un mal di testa”, “quel tizio che posteggia la macchina accanto alla mia secondo me è uno iettatore, mi fa venire il mal di testa”, “abbassa quella musica! Mi fa venire il mal di testa”. Ma, comunque vadano le cose, il mal di testa è sempre un’esperienza strettamente individuale. Proprio come un mio simpatico conoscente, celebre bevitore, mi disse qualche tempo fa una mattina al bar, di fronte un caffè ristretto, dopo una serata eroica: “stamattina sento di avere un trattore cingolato dentro la testa. No! Anzi, preciso meglio. Una mandria di bisonti alla carica dove ogni tanto uno, soltanto uno, da un calcio che mi fa tremare tutto”.