I medici bocciano il reintegro dei colleghi no vax. Il presidente: "Non spetta alla politica decidere"

La norma approvata da FdI in commissione a Montecitorio prevede la possibilità per i radiati durante la pandemia di riscriversi all'ordine professionale. Si tratta di pochissimi casi, ma il presidente dei medici Filippo Anelli spiega: "Non è questione di numeri, ma di un messaggio sbagliato che rischia di passare"

16 LUG 26
Ultimo aggiornamento: 11:18
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“Una situazione del genere equivale a dire ad un tribunale che lo stato non accetta una sentenza e quindi la riformula”, dice Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale dell’Ordine dei medici, arrivando dritto al cuore della questione: il messaggio politico che arriva dall'emendamento di FdI approvato alcuni giorni fa in commissione Affari sociali alla Camera è che quello che durante la pandemia violava i principi deontologici dell’ordine, adesso a emergenza cessata non lo è più.
Occorre però riavvolgere il nastro. Due giorni fa la commissione di Montecitorio, nel corso della discussione della legge delega sulla riforma delle professioni sanitarie, ha approvato il discusso emendamento a prima firma della deputata di FdI Alice Buonguerrieri. In pratica, la norma prevede il reintegro, o almeno di avviare le procedure di valutazione per farlo, dei professionisti sanitari radiati dall’Ordine dei medici durante la pandemia. Ed è qui che inizia l’ingerenza della politica: “In questo modo – continua Anelli - non si considera l’autonomia degli ordini come un dato previsto dalle norme. In ossequio del principio di sussidiarietà, il potere disciplinare e sanzionatorio nei confronti degli iscritti all'ordine spetta a noi”. La riforma dovrebbe arrivare nell'AulA di Montecitorio, in tempi stretti, la maggioranza auspica prima della pausa estiva.
Il presidente spiega poi al Foglio che i medici radiati sono solamente quattro o cinque “non è una questione di numeri”, spiega, ma di competenze. La chiave del messaggio è che “che lo stato prova a mettere un colpo di spugna su chi durante il Covid ha utilizzato tutto il proprio bagaglio personale e il proprio sacrificio, quando altri colleghi sono andati fuori dalle regole stabilite di aderenza alla scienza”.
La radiazione dall’ordine professionale era prevista, ed è tutt’ora prevista, solamente per gravi violazioni del codice deontologico. Esprimere dubbi o tesi alternative senza evidenze scientifiche sull’efficacia dei vaccini approvati dalla comunità, propagandare e millantare metodi di cura alternativi (o dannosi), sono un ottimo esempio di "grave violazioni". Le regole dell’ordine prevedono già una possibilità di reintegro, con il riesame dei singoli casi. “Risolvere in questo modo – sottolinea quindi Anelli - questioni che non riguardano una semplice opinione personale ma che violano principi del codice ci lascia perplessi. La valutazione che è stata fatta ha portato a una sentenza di radiazione di questi medici, una sentenza con la quale si può essere o no d’accordo, ma che va rispettata”.
Si tratta quindi, a rigor di legge, di una vera e propria invasione di competenze: “Ci disturba che lo stato voglia intervenire su qualcosa che proprio la politica stessa ci ha delegato”. Di fatto l’Ordine è quindi esautorato in questa procedura: consente di presentare un'istanza di reiscrizione in una finestra temporale di 60 giorni dall'entrata in vigore della legge, nei casi in cui sia ancora pendente il ricorso davanti alla Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie.
E’ importante rimarcare che chi era stato radiato dall’albo professionale, non lo è stato per un’opinione politica ma per delle violazioni del codice deontologico. Avviare solamente delle procedure di reintegro evidenzia “come l’aderenza alla scienza non sia un principio assoluto”, dice Anelli prima di aggiungere: “Noi agiamo sempre nell’interesse della comunità e secondo l’articolo 32 della Costituzione. Quando i livelli di garanzia e la visione della scienza non diventano punti di riferimento, si va a minacciare la tutela dei cittadini. Tutta la legislazione e la giurisprudenza concorda nel lasciare ai medici la decisione e la responsabilità su casi che coinvolgono i professionisti.”
Nel 2022 si era aperta una questione simile tra i professionisti e la politica, ma in quel caso sulle sospensioni dei sanitari dall’Ordine. Un anno prima, nell’aprile del 2021 con l’arrivo dei primi vaccini, il Parlamento aveva approvato un decreto legge che imponeva l’obbligo vaccinale per tutti gli operatori sanitari, pena la sospensione dall’Ordine e quindi il divieto di esercitare la professione. L’obbligo cessò poi poco più di un anno dopo e lo stesso Parlamento decise di reintegrare chi era stato sospeso, anche chi non aveva adempiuto all’obbligo in precedenza. “Si parlava di circa 2 mila colleghi – conclude Anelli -, noi abbiamo sottoscritto il provvedimento ma non è stata una scelta di nostra iniziativa”.