Sanità non è solo posti letto

Dati Eurostat negativi, una riforma da fare, gli effetti del Pnrr da completare. Il risultato è un sistema bloccato: pronto soccorso sovraffollati e ospedali che accolgono pazienti cronici gestibili altrove

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Foto Ansa

I nuovi dati Eurostat riaccendono un dibattito ancora mai del tutto superato. Con 312 posti letto ospedalieri ogni 100 mila abitanti, contro una media europea di oltre 507, l’Italia si colloca stabilmente tra gli ultimi paesi dell’Unione. Un divario che alimenta, puntualmente, la richiesta di aumentare la capacità ospedaliera. Ma il problema è davvero questo? Solo in parte. Paesi Bassi, Danimarca e Spagna dispongono di meno posti letto dell’Italia eppure nessuno li considera sistemi sanitari in crisi. La differenza è che hanno costruito una rete capace di assistere i pazienti fuori dall’ospedale, riducendo il ricorso ai ricoveri e liberando le strutture per chi ne ha davvero bisogno. L’Italia ha percorso solo metà di quella strada. Ha ridotto i posti letto senza completare la trasformazione dell’assistenza territoriale che avrebbe dovuto compensare la minore capacità ospedaliera. Il risultato è un sistema bloccato: pronto soccorso sovraffollati, ospedali che accolgono pazienti cronici gestibili altrove, anziani che occupano posti letto perché manca una rete intermedia capace di prenderli in carico.
Tutte cose che abbiamo tragicamente sperimentato negli anni passati, durante la pandemia di Covid. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza offre risorse per colmare questo ritardo: Case della comunità, assistenza domiciliare, telemedicina. Il problema è che in molte regioni sono stati costruiti gli edifici ma non ancora il modello organizzativo e il personale per farli funzionare. La forma senza la sostanza. La vera sfida non è scegliere tra ospedale e territorio. E’ completare una riforma promessa da vent’anni. E, soprattutto, riuscire ad accompagnarla a una riforma della medicina generale da portare avanti con più coraggio a inizio legislatura, non a ridosso della sua naturale scadenza. Solo allora i numeri di Eurostat potranno essere letti con la giusta prospettiva e, soprattutto, si riuscirà a dare risposte più adeguate ai crescenti bisogni di salute di una popolazione sempre più anziana.