I dati smontano le balle sulla mortalità nelle Rsa ai tempi del Covid

Nel 2020 di 100 morti di Covid, 80 sono morti in ospedale, 16 in strutture socio-assistenziali e hospice di varia natura, solo 4 nelle proprie abitazioni, e le proporzioni variano con l’età. Lo schema è chiaro, ed è esattamente quello che ha tratto in inganno

27 GIU 26
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Foto ANSA

Riaggregando e rileggendo i dati dei morti di Covid nel 2020 sorge spontanea una domanda: com’è stato possibile che finissero sotto accusa le strutture residenziali socio-sanitarie (Rsa) come luoghi nei quali, per non essere riusciti a prendere le precauzioni essenziali per limitare il contagio, la mortalità per Covid degli assistiti sembrava aver toccato vette eccezionali che lasciavano intendere che si fossero verificate in più istituti e strutture di quel tipo delle vere e proprie stragi? Bella domanda, perché i dati, analizzati e letti correttamente, non mostrano niente di tutto questo. Eppure si è lasciato credere in lungo e in largo che, trattandosi di istituti per vecchi, per di più malandati, scarsamente o per niente autonomi, magari pure soli, senza famigliari o con famigliari impegnati nelle loro vite così da avere ben poco tempo da dedicare loro, non si fosse prestata l’attenzione mediamente necessaria, quella che si sarebbe prestata se si fosse trattato di altri luoghi, a tenere il più possibile il virus fuori dalla porta. E quando un’informazione ha circolato indisturbata per mesi, quando al suo seguito un’opinione, un sentimento pubblico si è consolidato, non c’è niente da fare: l’informazione quella resta, il sentimento non viene meno. Semmai si dimentica, si passa oltre. Ma non si corregge. Così l’informazione sulla super mortalità nelle Rsa non è mi stata corretta. E’ diventata convinzione generalizzata, e tale sarà sempre.
Ma i dati sono traditori, a volte. Pensi di averli messi a tacere, ed eccoli che rispuntano a prendersi una vendetta che magari non servirà a niente, che non ristabilisce verità, ma non foss’altro resta a testimonianza.
Perché ecco come sono andate le cose: nel 2020 di 100 morti di Covid, 80 sono morti in ospedale, 16 in strutture socio-assistenziali e hospice di varia natura, solo 4 nelle proprie abitazioni. Proporzioni che variano abbastanza considerevolmente con l’età – con l’ospedale a fare sempre e comunque la parte del leone. I morti di Covid in ospedale raggiungono infatti punte di oltre il 90 per cento dei morti di Covid tra i 60 e i 75 anni ma scendono al 60 per cento, venti punti sotto la media dell’80 per cento, nel caso dei morti di 90 e più anni, dei quali 33 su 100, uno su tre, sono morti nelle strutture socio-assistenziali.
Lo schema è chiaro, ed è esattamente quello che ha tratto in inganno. La preferenza per il ricovero ospedaliero è stata elevatissima, quasi il 100 per cento, alle età meno avanzate in relazione al Covid, ovvero quando c’era insieme più urgenza e una superiore speranza di guarigione, ed è stata inferiore alle età molto avanzate, sia per le difficoltà di trasporto di questi pazienti dagli istituti residenziali agli ospedali sia per problemi di precedenza, negli ospedali dove scarseggiavano i letti, che hanno anche se dolorosamente favorito i più giovani.
In questo quadro una attenta riflessione richiede infine questo fatto: la proporzione dei morti per tutte le cause, Covid compreso, in strutture residenziali socio-assistenziali e hospice di varia natura è stata nel 2020 di poco superiore a quella del quinquennio 2015-2019, riflesso della maggiore mortalità per Covid non – attenzione – in queste strutture in quanto tali ma, cosa ben diversa, degli ultranovantenni particolarmente numerosi in queste strutture, e qui rimasti in forti proporzioni, per i motivi che si è detto.
Così si può senz’altro dire che con il Covid sono venute al pettine carenze di non poco conto, strutturali e culturali, del Servizio sanitario nazionale: il predominio acritico indiscusso dell’ospedale; la marginalità della medicina di base; l’insufficienza di strutture di cura e assistenza sanitaria tra l’ospedale e l’abitazione; modalità organizzative e operative poco armonizzate tra pubblico e privato. L’80 per cento di morti di Covid in ospedale, una proporzione doppia dei tempi normali, dice peraltro che non ci si è risparmiati per far fronte all’emergenza straordinaria nei modi migliori ma anche che si sono consumati innumerevoli drammi di distacco degli ammalati dalle proprie case e famiglie. Ma, quando si dice il paradosso, non si può aggiungere l’imprevidenza e l’impreparazione negli istituti residenziali di cura tra questi nodi. Ci si è presi cura dei nostri vecchi. E abbiamo saputo farlo.