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La crisi di fiducia nei confronti dell’Oms aggrava il rischio panico sull’hantavirus
Il contagio dei virus e quello della paura. L'hantavirus Andes non è il Sars-CoV-2, ma il panico segue gli stessi percorsi del 2020. Una lezione mancata
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12 MAY 26

Foto Ansa
Come accade quasi sempre quando emerge un focolaio virale, insieme al virus comincia a circolare anche un secondo contagio: quello della disinformazione. Il caso dell’hantavirus Andes trovato sulla nave da crociera MV Hondius – i cui passeggeri domenica scorsa sono sbarcati in sicurezza sull’isola spagnola di Tenerife – sembra particolarmente delicato perché unisce due elementi che creano attenzione mediatica e panico: una malattia rara, ma molto grave, e la possibilità, documentata ma non comune, che il virus possa essere trasmesso fra esseri umani. Secondo l’ultimo bollettino dell’Organizzazione mondiale della Sanità, datato 8 maggio, erano stati segnalati otto casi, sei confermati in laboratorio, e tre decessi; il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, in una conferenza stampa giovedì scorso ha detto che “sebbene si tratti di un incidente grave”, l’Oms valuta “il rischio per la salute pubblica come basso”.
Tedros parla da scienziato: gli hantavirus si trasmettono di solito dai roditori all’uomo, e l’Andes virus è un’eccezione nota, perché può passare da persona a persona, ma in genere in condizioni di contatto stretto e prolungato. Per questo non dovremmo essere davanti a un virus respiratorio come il Sars-CoV-2. Eppure il trauma collettivo del Covid resta presente: l’incertezza iniziale, i vuoti comunicativi e la sfiducia nelle istituzioni hanno alimentato movimenti antivaccinisti e teorie cospirazioniste. Una parte della responsabilità ricade anche sulle istituzioni sanitarie internazionali come l’Oms, quando comunicano tardi, in modo frammentato oppure opaco o troppo burocratico. Il presidente americano Donald Trump ha ulteriormente politicizzato quel terreno con l’ordine del 20 gennaio 2025 per ritirare gli Stati Uniti dall’Oms, motivandolo proprio con accuse sulla gestione del Covid e sulla presunta influenza politica sull’organizzazione. Se la situazione scientifica è molto diversa, la lezione politica sulla necessità di organismi sovranazionali super partes, sulla trasparenza della comunicazione istituzionale sembra non ancora appresa.