Sanità bocciata. Cosa c’è dietro il duello tra regioni e governo

La Conferenza delle regioni blocca il disegno di legge sulla riforma del Servizio sanitario nazionale perché il testo appare così più come un elenco di intenzioni che come una vera riforma capace di affrontare i problemi reali della sanità italiana

18 APR 26
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La bocciatura del disegno di legge delega sulla riforma del Servizio sanitario nazionale da parte della Commissione salute della Conferenza delle regioni non è un incidente, ma il risultato prevedibile di un metodo sbagliato. Il governo ha scelto di accelerare, riducendo il confronto con le regioni a un passaggio formale, proprio su una materia in cui le Regioni hanno competenze decisive e gestiscono ogni giorno ospedali, pronto soccorso, liste d’attesa e carenza di personale. Il parere è severo: tempi inadeguati, obiettivi poco chiari e soprattutto assenza di risorse. La clausola di invarianza finanziaria rende poco credibile una riforma che promette più assistenza territoriale, cure intermedie, digitalizzazione e riduzione delle attese senza prevedere nuovi fondi. Il testo appare così più come un elenco di intenzioni che come una vera riforma capace di affrontare i problemi reali della sanità italiana. Le regioni contestano proprio questo scarto tra ambizione e realtà. A questo punto il governo ha davanti due strade: andare avanti da solo, aprendo una stagione di scontri e contenziosi, oppure fermarsi, riaprire il tavolo e riscrivere la riforma con risorse vere e obiettivi più credibili.