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Il trucco del governo sulla sanità. Dietro l’aggiornamento dei Lea c’è un pasticcio economico da risolvere
I Livelli essenziali di assistenza non sono spese discrezionali, ma diritti che generano pretese che il Ssn è obbligato a soddisfare. È questo il paradosso strutturale del decreto: si aggiornano i diritti fingendo che non abbiano costi aggiuntivi, per non dover affrontare la domanda scomoda su dove trovare le risorse
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9 APR 26

Il ministro della Salute Orazio Schillaci. Foto Ansa
C’è una formula che ricorre come un ritornello nell'aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza approdato in Parlamento: “isorisorse”. Neutrale sotto il profilo finanziario. Senza oneri aggiuntivi per il Ssn. La si trova decine di volte nella relazione tecnica allegata al decreto: accanto all’inserimento di nuove malattie rare, all'ampliamento delle cure termali, al ritorno degli apparecchi acustici al regime tariffario, alla sostituzione della Tac con la risonanza magnetica per epilessia e morbo di Basedow. Tutto senza risorse aggiuntive. Ma non per i tecnici del Parlamento. Nel dossier del Servizio di bilancio di Camera e Senato i conti non tornano, le platee dei nuovi aventi diritto non sono stimate, i dati citati a supporto si contraddicono. E – dettaglio non da poco – si sottolinea come la Relazione tecnica non reca il visto della Ragioneria generale dello stato, quella bollinatura che rappresenta il sigillo minimo di credibilità finanziaria di qualsiasi provvedimento che tocchi i conti pubblici.
L’aggiornamento dei Lea era atteso da quasi un decennio, e contiene novità genuine e benvenute. Lo screening neonatale per l’Atrofia muscolare spinale, ad esempio, è un intervento fondato su solide evidenze scientifiche, con una copertura già stanziata e costi stimati in modo credibile. Nessuno sostiene che i Lea non vadano aggiornati, né che ogni espansione dei diritti sanitari debba essere bloccata in nome del rigore contabile. Il punto è che i Lea non sono spese discrezionali: sono diritti. E i diritti, una volta scritti nella legge, generano pretese che il Ssn è obbligato a soddisfare. Se la spesa cresce, il Ssn deve coprire quelle prestazioni aggiuntive in maniera puntuale. E’ questo il paradosso strutturale di questo decreto: si aggiornano i diritti fingendo che non abbiano costi aggiuntivi, per non dover affrontare la domanda scomoda su dove trovare le risorse. E’ una finzione contabile che ha una sua logica politica – nessuno vuole intestarsi il taglio di una prestazione sanitaria – ma che scarica il problema a valle, sulle regioni, sulle aziende sanitarie, sui bilanci futuri. Fino a quando il conto non arriva, e qualcuno deve pagarlo.