Un allarme europeo da ascoltare per la tenuta dei sistemi sanitari pubblici

In Italia la crisi è già palpabile: ospedali svuotati, pronto soccorso al collasso, medici in fuga verso l’estero o il settore privato. Occorre aumentare del 30 per cento i medici e del 33 per cento gli infermieri. I numeri tabù della sanità nell'European Junior Doctors
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19 JUL 25
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L’ ultimo documento dell’European Junior Doctors rappresenta molto più di una dichiarazione d’intenti: è un grido d’allarme che investe l’intera Europa. E in particolare l’Italia, già segnata da anni di sottofinanziamento e carenza di personale sanitario. Secondo le proiezioni contenute nel rapporto, entro il 2071 molti stati europei dovranno aumentare del 30 per cento il numero di medici e del 33 per cento quello degli infermieri solo per mantenere i livelli attuali di assistenza. In un continente che invecchia rapidamente e vede crescere le cronicità, queste cifre non rappresentano solo una sfida: sono una minaccia alla tenuta dei sistemi sanitari pubblici. In Italia, la crisi è già palpabile: ospedali svuotati, pronto soccorso al collasso, medici in fuga verso l’estero o il settore privato. La risposta istituzionale si è spesso limitata a misure tampone, ignorando la dimensione strutturale del problema. Il documento Ejd individua tra le principali cause la scarsa ottimizzazione delle risorse umane: fino al 50 per cento del tempo dei medici viene oggi assorbito da incombenze burocratiche, a scapito della cura diretta e della qualità dell’assistenza. In questo scenario, l’ottimizzazione guidata dalla forza lavoro proposta dall’Ejd diventa un paradigma cruciale.
Non si tratta di fare “di più con meno”, ma di mettere i professionisti nelle condizioni di lavorare meglio, riducendo il carico amministrativo, investendo in tecnologie realmente funzionali e coinvolgendo i giovani medici nei processi decisionali. Il rischio, però, è che l’ottimizzazione venga fraintesa e ridotta a mero contenimento della spesa. Una visione miope, che comprometterebbe la qualità delle cure e aggraverebbe la fuga di professionisti. Ogni intervento deve partire da un principio: senza tutela del benessere dei lavoratori della sanità, non esiste riforma possibile. Se l’Italia e l’Europa non avvieranno subito politiche lungimiranti — prevenzione, digitalizzazione, valorizzazione del capitale umano — le proiezioni per il 2071 diventeranno un destino inevitabile. L’alternativa è agire ora. Perché senza medici e infermieri non c’è futuro per la sanità pubblica. Né in Italia, né in Europa.