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I dati del monitoraggio

Covid, ricoveri e Rt in crescita. Le regioni (per ora) non cambiano colore

Ruggiero Montenegro

L'indice di trasmissibilità arriva a 1,21 e aumenta la pressione ospedaliera. Il Friuli Venezia Giulia è la regione più a rischio. "Il vaccino lo strumento principale", dice l'Iss. Immunizzato l'84 per cento degli italiani

Lunedì non saranno introdotte nuove restrizioni, ma all'orizzonte si intravede il rischio di nuove zone gialle, molto probabilmente entro fine mese. Dai ricoveri agli altri indicatori, i numeri della pandemia continuano ancora a risalire: oggi l'Rt, calcolato nel periodo 20 ottobre - 2 novembre 2021, raggiunge 1.21, stabilmente al di sopra della soglia epidemica e in salita rispetto all'1.15 della settimana scorsa e allo 0.96 di quindici giorni prima.

 

Cresce anche l'incidenza, registrata tra il 5 e l'11 novembre: 78 casi ogni 100mila abitanti contro i 53 dell'analisi di venerdì scorso e dei 46 di quella precedente. Dati che certificano la crescita delle curva pandemica e che si traducono in un aumento della pressione sugli ospedali, come riporta la bozza del monitoraggio elaborata dalla Cabina di regia dell'Istituto superiore di sanità e del ministero della Salute. Il tasso di occupazione in terapia intensiva al 4,4 per cento rispetto 4,0 al per cento della rilevazione scorsa. Quello relativo alle aree mediche a livello nazionale si attesta al 6,1 per cento, era stimato al il 5,3, per cento. Le soglie d'allerta sono fissate al 10 per cento nel primo caso, al 15 nel secondo. Un andamento che “va monitorato e controllato con estrema attenzione anche alla luce della intensa recrudescenza epidemica in corso nei paesi vicini del centro-est Europa", si legge nel documento.

 

Tutte le regioni vengono classificate a rischio moderato, ad eccezione della Calabria dove invece per il momento il rischio è considerato basso. In prospettiva però è il Friuli Venezia Giulia, la regione divenuta suo malgrado epicentro della protesta no green pass, a mostrare la tendenza più preoccupante, con la più alta probabilità di dover adottare le restrizioni. Qui, secondo le ultime rilevazioni Agenas, l'agenzia nazionale per i servizi sanitari, l'occupazione delle terapie intensive è già oltre il 10 per cento, con 19 posti letto occupati su 175 disponibili. Intorno al 10 per cento anche i ricoveri ordinari. E non a caso è stato lo stesso presidente della regione a mettere in guardia i suoi cittadini: “Zona gialla entro fine mese se i contagi aumentano”, ha detto Fedriga attaccando duramente i No vax, protagonisti delle manifestazioni di Trieste. Da attenzionare anche le Marche, dove il tasso di occupazione delle terapie intensive sfiora il 10 per cento. D'altra parte solo tre regioni (Basilicata, Molise e Puglia) hanno un'incidenza sotto la soglia di rischio di 50.
 

La campagna vaccinale

In questo scenario, dicono gli esperti del ministero, la via da percorrere resta quella della vaccinazione: “Una più elevata copertura vaccinale, il completamento dei cicli di vaccinazione e il mantenimento di una elevata risposta immunitaria attraverso la dose di richiamo nelle categorie indicate dalle disposizioni ministeriali, rappresentano gli strumenti principali per prevenire ulteriori recrudescenze di episodi di aumentata circolazione del virus sostenuta da varianti emergenti”, ribadisce il rapporto.

Vaccinazioni che in Italia hanno ormai raggiunto l'84 per cento degli over 12, con la doppia dose. Si arriva quasi all'87 considerando solo la prima somministrazione. Mentre le terze dosi, a cui da dicembre avranno accesso anche 15 milioni di cittadini tra i 40 e i 60, è stata già effettuata da 2.264.032 di persone. La campagna per la dose booster sarà fondamentale per contenere gli effetti del virus, come tra l'altro avevano detto già una settimana fa in conferenza stampa il ministro Speranza e il commissario Francesco Paolo Figliuolo, esortando tutti a vaccinarsi. Anche perché, sebbene la platea dei non vaccinati sia assolutamente minoritaria in termini percentuali, in numeri assoluti si parla di circa 2.7 milioni di italiani. 

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