Una fotografia al microscopio elettronico del virus (in giallo) tra cellule umane (NIAID-RML©)

La lunga corsa al vaccino contro il coronavirus

Enrico Cicchetti

Negli Stati Uniti, ma anche in Cina e Australia, si lavora per cercare una possibile soluzione. Ma i primi risultati concreti arriveranno tra parecchio tempo

Non ci siamo ancora arrivati, ma la buona notizia è che potrebbe avvicinarsi la possibilità di ottenere un vaccino contro il coronavirus. Oggi la società di biotecnologie americana Moderna ha annunciato di aver spedito il primo lotto del vaccino sperimentale mRna-1273 all'Istituto nazionale per le allergie e le malattie infettive (Niaid), un'agenzia del dipartimento della Salute degli Stati Uniti. L'azienda, in collaborazione con i ricercatori del Niaid Vaccine Research Center, ha utilizzato una delle tecnologie più avanzate oggi disponibili: si basa su una molecola chiamata mRna (Rna) che trasferisce informazioni genetiche nelle cellule, imitando un'infezione naturale per stimolare una risposta immunitaria più potente. Il vaccino codifica la proteina complessa Spike e la usa come bersaglio per i vaccini contro altri coronavirus, come quello della Mers e della Sars.

  

La produzione di questo lotto è stata finanziata dalla Coalition for Epidemic Preparedness (Cepi), fondata a Davos nel 2017 per finanziare e coordinare lo sviluppo di nuovi vaccini. Tra i suoi fondatori ci sono i governi della Norvegia e dell'India, il Wellcome Trust e la Bill & Melinda Gates Foundation. Il farmaco sperimentale è pronto per essere testato sugli esseri umani, ha dichiarato il direttore della Niaid, Anthony Fauci, al Wall Street Journal. Come altri farmaci, tuttavia, i vaccini richiedono un lungo processo di test per vedere se effettivamente proteggono le persone dalle malattie e se lo fanno in modo sicuro. 

  

A che punto siamo

Il vaccino ha superato la fase dei test in vitro. Se supererà anche quella dei test sugli animali sarà sperimentato su 20–25 volontari sani in aprile per determinare se due dosi sono sicure e sufficienti a generare una risposta immunitaria in grado di proteggerci dalle infezioni. I risultati dovrebbero essere disponibili entro agosto. Nei giorni scorsi anche la Cina ha annunciato di aver iniziato dei test sugli animali mentre in Australia è stata conclusa la fase di sperimentazione in laboratorio per il vaccino sintetizzato dai ricercatori dell'università del Queensland. Anche la tecnologia studiata dai ricercatori australiani funziona sintetizzando le proteine ​​della superficie virale, che si attaccano alle cellule ospiti durante l'infezione, e “bloccandole” in una forma che il sistema immunitario riesce meglio a riconoscere come antigeni. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, però, ci vorranno almeno 18 mesi per sviluppare un antidoto al coronavirus. Normalmente, lo sviluppo di un vaccino richiede tra i 2 e i 5 anni. E anche in un caso come quello di Ebola, dove i tempi erano stati da record, ci sono voluti comunque 12 mesi. La tempistica dello sviluppo del farmaco e della sperimentazione clinica prevista per il vaccino americano è straordinaria. “Entrare in una fase uno di prova entro tre mesi dall'ottenimento della sequenza genetica è senza dubbio un record mondiale”, ha detto Fauci. Tuttavia, non è sicuro che il farmaco funzionerà, considerando che la tecnologia basata sui geni che utilizza non ha ancora prodotto un vaccino umano approvato, ricorda il Wsj. Una sperimentazione di successo, in ogni caso, dovrà essere seguita anche da ulteriori studi e superare alcuni ostacoli normativi. Il che significa che un eventuale vaccino contro il coronavirus non sarà pronto per una distribuzione ad ampio raggio almeno fino al prossimo anno.

  

La difficoltà sta dunque nella ricerca di una sequenza virale che causi in modo affidabile una risposta immunitaria memorizzabile dal sistema umano ma che non scateni una risposta infiammatoria acuta che potrebbe causare altri sintomi indesiderati. Come hanno spiegato a Linkiesta gli esperti dell'Istituto Mario Negri, infatti, “una volta che si è identificato il vaccino potenziale, si passa alla cosiddetta 'sperimentazione preclinica', ovvero degli studi in laboratorio 'utilizzando colture di cellule (in vitro) e modelli animali (in vivo) per valutare la risposta immunitaria, l’efficacia protettiva del vaccino da sviluppare e il suo profilo di sicurezza'. Conclusa la sperimentazione preclinica, 'se i dati ottenuti in laboratorio indicano che il vaccino è sufficientemente sicuro e potenzialmente efficace, si passa a quella nell’uomo (clinica), suddivisa in quattro fasi: le prime tre si svolgono prima della messa in commercio del vaccino, mentre la quarta è rappresentata dagli studi svolti dopo la sua commercializzazione'”. La fase di trial del vaccino mRna-1273, iniziata ai primi di febbraio, si è dimostrata efficace. Ora occorre aspettare la prossima tappa e incrociare le dita. Se tutto va bene, entro la fine dell'estate i test potrebbero dirci se il vaccino previene effettivamente la malattia.

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