Penalisti in sciopero

Roma. Da mercoledì, per tre giorni, gli avvocati penalisti tornano a scioperare contro la “deriva populista e giustizialista della legislazione penale in Italia”. Una deriva, denuncia l’Unione camere penali italiane, che ha origini lontane ma che “oggi si è trasformata in un obiettivo prioritario del governo del paese”: “La legislazione penale è costantemente ispirata all’indiscriminato e irragionevole aumento delle pene, con una vera e propria idolatria per la condanna perpetua – detentiva o comunque inibitoria e interdittiva – del reo; al disprezzo per la funzione rieducativa della pena e a ogni alternativa al carcere; alla sovversione della presunzione di non colpevolezza”. Nel merito, i penalisti richiamano l’attenzione sui numerosi interventi legislativi in materia di giustizia adottati dalla maggioranza gialloverde, compresa la riforma anticorruzione (la cosiddetta “spazzacorrotti”), in cui “si assegna al concetto di corruzione una valenza etica, tale cioè da dover essere combattuta con ogni mezzo, anche il più riprovevole”, e alla proposta di introduzione del referendum propositivo anche in materia penale, “con un effetto catastrofico sull’assetto generale della democrazia liberale che ha il suo perno irrinunciabile nella rappresentanza politica”. Per queste ragioni, all’astensione dalle udienze i penalisti italiani affiancheranno una manifestazione di due giorni che si terrà venerdì 10 e sabato 11 maggio all’Università degli Studi di Milano, e che punta a chiamare a raccolta il mondo accademico, le istituzioni, la politica e la pubblica opinione intorno al “Manifesto del diritto penale liberale e del giusto processo”, stilato dall’Ucpi in collaborazione con i giuristi delle più autorevoli università italiane. Il Manifesto fissa “i principi irrinunciabili” ai quali dovrebbe ispirarsi la legge penale e processuale, in procinto di essere riformata dal governo gialloverde e richiama innanzitutto al rispetto del principio di proporzionalità della pena. Nella parte relativa ai “princìpi di un processo penale liberale”, spicca il netto rifiuto di ogni abuso della carcerazione preventiva”.
Stop anche al fenomeno del processo mediatico: “Prima della condanna definitiva, la cronaca giudiziaria deve mantenersi entro binari rispettosi della presunzione d’innocenza: essa deve informare sul processo, non allestirne uno parallelo ad uso e consumo dei mass media”.
Ermes Antonucci