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Uffa! •
Se vuoi capire il mondo, fa’ prima i conti con quelli che non la pensano come te
Leggi i giornali perché ti si allarghino gli orizzonti, perché passi in prima linea quello che credevi fosse di seconda linea, perché ti chiedi “e se avesse ragione lui?”. Vale per il Fatto come per qualsiasi altro dei cinque quotidiani che leggo ogni giorno
3 NOV 26

Foto di Liana S su Unsplash
Era circolata la notizia che un potentato economico fosse interessato a comprare il Fatto, magari per correggerne la rotta, magari per togliergli ciò che ne costituisce la forza e la fisionomia. Quel quotidiano è uno dei cinque che compro ogni giorno, e ve benissimo così com’è. E questo non perché io ne condivida appieno l’inclinazione politico-culturale – niente affatto –, ma perché è vivo, ben costruito, ne leggi volentierissimo i suoi giornalisti di punta. Marco Travaglio a parte, io non mi perdo una riga di Andrea Scanzi, Massimo Fini, Pino Corrias e altri. Sarebbe ben triste se un utente di quotidiani leggesse solo quelli di cui condivide le idee al cento per cento. E’ il caso di quel che scrive Alessandro Orsini – un altro degli alfieri del Fatto – in tema di guerra Urss-Ucraina. Lo leggo e immancabilmente imparo, specie lì dove non sono pienamente d’accordo con lui.
Vale per il Fatto come per qualsiasi altro dei cinque quotidiani che leggo ogni giorno. Leggi perché ti si allarghino gli orizzonti, perché passi in prima linea quello che credevi fosse di seconda linea, perché ti chiedi “e se avesse ragione lui?”. Ovviamente non mi accade con tutti quello che mi accadeva con Mattia Feltri, di cui condividevo ogni riga di quello che firmava sulla prima pagina della Stampa, ed è un delitto contro il giornalismo il fatto che lui sia stato eluso da quel giornale, di cui io lo consideravo il direttore predestinato. Non credevo ai miei occhi quando non ho più trovato la sua rubrica sul quotidiano torinese.
Ma lasciamo perdere, sono tante le cose di cui non credo ai miei occhi nel leggerle e questo in tutti i campi. Se vuoi capire il mondo, la prima cosa è fare i conti con quelli che non la pensano come te, e dunque con i giornali che sostengono le loro posizioni. Non se ne esce. Tutti i giornali o quasi ne dicono di cotte e di crude su Matteo Renzi, che è di gran lunga il mio preferito nel “campo largo” della sinistra. E che dire, per tornare indietro ai campioni del giornalismo italiano, di Indro Montanelli? Potevi sì o no condividere quel suo determinato giudizio su un fatto o un personaggio della storia italiana del Novecento, ma era impossibile lasciare a metà un suo articolo. Comunque in quell’articolo c’era della polpa e quanta.
E’ un atteggiamento, il mio, che credo valga in tutti i campi. Le volte che mi fanno un’intervista, e dunque mi rivolgono delle domande, non sempre so bene che cosa risponderò. Dipende da chi è il mio interlocutore, dipende da quanto a fondo conosca l’argomento, dipende da qual è il mio umore in quel momento. Stiamo tutti come su un terreno mobile, dove tutto cambia continuamente e a velocità vertiginosa. Cambia il dizionario delle parole che usiamo, cambia la geografia dei fatti e delle persone in campo, non sai mai se fra poco succederà qualcosa che metterà in ginocchio quello in cui credevi. Io resto intontito dalla sicurezza con cui in tanti usano le parole/chiave “fascismo” e “antifascismo”, parole che ebbero un loro cruciale e drammatico significato nei primi anni Venti quando si dava da fare un certo Benito Mussolini, di cui non mi pare ci sia un odierno corrispondente. Un tempo in cui ci furono circa 400 antifascisti uccisi dai fascisti e poco più di 300 antifascisti uccisi dai fascisti, quando in tanti avevano la memoria di una guerra micidiale durata anni, altro che i quindicenni di oggi che si avventano coi coltelli contro quelli che reputano loro nemici, Quando non c’era il computer né il telefonino né non so quanti schermi televisivi accesi 24 ore al giorno. Quando la società e le sue partizioni erano infinitamente più semplici che non quelle di oggi. O magari quel tempo di appena trent’anni fa quando un’edicola di giornali quotidiani ne aveva e ne vendeva tanti, laddove ho letto non ricordo dove di un’edicola odierna che ne vende 25 contro i 250 che vendeva un tempo. Tanto per dirne una tra mille. O forse tra duemila.