Mezzo secolo di fantasie attraversate dalla matita affilata di Massimo Giacon

Ciascun capitolo lungo due pagine, fatte ciascuna da due strisce. Ogni storia, ogni personaggio, è dunque ridotto all’essenziale: un omaggio postumo al mensile Linus e ai suoi eroi
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C’è il racconto e la raffigurazione di mezzo mondo della cultura contemporanea in questo nuovo libro di Massimo Giacon (Miti minimi, Becco Giallo, 2026). Giacon è un raccontatore per immagini, un fumettista se volete ma forse è un dir poco. Ai suoi occhi la rivista più bella del mondo è stata il mensile Linus diretto tra 1961 e 1971 da Oreste Del Buono, e del resto tutti noi ricordiamo l’emozione che ci diede il trovarne in edicola il primo numero dov’erano talmente avvincenti le figurette che ne erano protagoniste. Era la prima rivista italiana costruita a furia di “strisce”, di fumetti che si inseguivano l’un l’altro a deliziarci. Ci potevi mettere tutto in quelle “strisce” e i disegnatori trascelti e ospitati da Linus ce lo mettevano senz’altro.
Adesso Giacon è come se costruisse un omaggio postumo a quella rivista e ai suoi eroi. Il libro è diviso in capitoli – ciascun capitolo dedicato a ciascun personaggio –, ciascun capitolo lungo due pagine fatte ciascuna da due strisce, Ogni storia, ogni personaggio, è dunque ridotto all’essenziale, “troppi personaggi in poco spazio”, scrive Giacon in copertina. Ma non che quei personaggi e le loro storie risultino compresse e come insufficienti a dire quello che vogliono dare, ossia trasmetterci l’emozione analoga a quella che provammo noi sessant’anni fa nell’acciuffare il primo numero di quella rivista. Anzi, proprio perché talmente concentrata in poche immagini, è un’emozione particolare.
Un libro dove c’è un cenno dedicato a mezzo mondo delle nostre fantasie, dei film che abbiamo amato, delle canzoni che abbiamo ascoltato, a dirla in breve della nostra giovinezza. C’è tutto e di tutto a essere attraversato dalla matita affilata di Giacon l’onnivoro. Nel libro c’è tutto quello che la nostra fantasia ha ospitato in questo ultimo mezzo secolo, per poi narrarlo e concentrarlo in quelle due strisce allocate su due rispettive pagine per un totale di quattro strisce. Hai appena finito di delibare un personaggio che te ne arriva addosso un altro, addobbato nelle sue fisime o meglio nelle fisime che tu immagini fossero le sue e che ti piacevano così tanto da lasciare un marchio per sempre. In questa galleria di protagonisti non potevano mancare Quentin Tarantino, Marilyn Monroe, Magnus, Lou Reed, un collettivo di femministe russe che sparano a Putin dei gran calcioni in faccia dopo essere riuscite a fuggire dall’Urss e persino un Volodymyr Zelensky dallo sguardo fierissimo che ha un mitra accanto e non ne vuole sapere di “scappare” innanzi all’avanzata dei russi. Ci sono una lisca di pesce e una fetta di salame che discettano della loro valenza espressiva nelle strisce di Benito Jacovitti dove sono state collocate. C’è una reboante accoppiata di due fumettisti americani, Stan Lee (morto nel 2018) e Jack Kirby (morto nel 1994), di cui io non sapevo nulla laddove Giacon dice che senza l’opera di quest’ultimo non avrebbe mai intrapreso la carriera del disegnatore. Ci sono ben otto strisce dedicate ad Andrea Pazienza di cui Giacon scrive così: “Uno dei pochi autori i cui fumetti del 1976 hanno ancora qualcosa da dire a un ragazzo del 2026. I fumetti di Andrea nascondono dietro una patina dovuta allo straordinario virtuosismo grafico una disperazione vera, e una perfidia rara”. E ditemelo voi se Pazienza da solo non rappresenti un’epoca e uno stato d’animo. Ditemelo se c’è uno scrittore italiano recente che regga il suo passo nella modernità.
Giacon per una volta dedica le rituali due pagine a Walt Disney e a un suo personaggio che entra in scena ululando perché sente “puzza di comunisti” in giro e che sollecita perciò un paio di poliziotti a trascinarseli via questi “freak debosciati” (l’anticomunismo di Disney era leggendario). Davvero c’è tutto di ciò che fa la storia del fumetto e dei suoi capintesta. Ci trovi tutto quello che vuoi e di cui Giacon fa l’uso che vuole, meglio se smodato. Ci trovi la tenerezza e la furfanteria. Un miscuglio com’è della vita.