Quelle gambe femminili da cui non riesco a staccare lo sguardo

Annalisa, Elodie, Rose Villaine, Francesca Michielin e tante altre fanciulle sui social. Viviamo nell’epoca della dittatura delle immagini. Ma sarebbe indecente non venerare la bellezza femminile quando è tale e tanta


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Foto di Ana Dujmovic su Unsplash

Viviamo nell’epoca del dominio delle immagini e tanto più ne usufruiamo e le apprezziamo se saettate una dopo l’altra, com’è nel linguaggio dei social. Ho detto dominio, ma forse è più esatto dire dittatura da quanto quelle immagini attraggono e modellano la nostra immaginazione. Sì, dittatura.
E’ il caso delle gambe femminili messe in mostra, di cui sovrabbonda il campo della comunicazione di massa. Vogliamo prendere un caso su tutti? Quello delle cantanti italiane particolarmente in auge, quelle che ai loro show attirano migliaia e migliaia di ammiratori e milioni di influencer se ci riferiamo ai loro social. Tutto ciò è sotto i nostri occhi, è lampante. Ne arrossisco un tantino, ma lo confesso. Non so dire quanto sia brava la cantante Annalisa, il fatto è che io prima ancora di ascoltarla ammiro le sue magnifiche gambe, che non tolgono nulla alle sue canzoni ma che semmai aggiungono un sovrappiù. L’ho detto e ripetuto cento volte, che la bellezza delle gambe femminili (quando sono belle) è la prova dell’esistenza di Dio. Vale per Annalisa, per Elodie, per Rose Villaine, per Francesca Michielin ma anche per cantanti straniere come Taylor Swift e Dua Lipa. Nel sagomare le loro gambe Dio non ha lesinato. Non dico che vengano prima della loro voce e delle loro canzoni, certo è che le addobbano come meglio non si potrebbe.
Non era il caso della splendida Edith Piaf, tanto per dire di una cantante indimenticabile e per la quale rischiò la vita il pugile Marcel Cerdan che accettò di accorrere a lei in aereo dagli Usa a Parigi pur sapendo che c’era maltempo, e difatti il suo aereo si schiantò. No, la Piaf non metteva in mostra le gambe. Non so oggi che cosa avrebbe fatto, così come non so cosa avrebbe fatto Mina, che pure era un fior di ragazzona ma che puntava sulla sua voce. Riuscite a immaginare oggi un’Annalisa che si presenti a gambe coperte?
Per tornare ai social, le gambe femminili messe in mostra sono un ingrediente fondamentale del loro linguaggio. Su Instagram mi è apparsa a un certo punto una ragazza monumentale a gambe interamente scoperte e tali da procurarti uno choc. Tutto era perfetto in quelle gambe, le curvature, le proporzioni tra le cosce e i polpacci, la fierezza del suo andare per le strade di una città odierna. Solo un piccolo particolare, quella creatura non esisteva. Se l’era inventata, per così dire, l’intelligenza artificiale. Ne sono rimasto deluso? Un po’, eppure se potessi vorrei rivederlo quel capolavoro femminile. Del resto lo sappiamo che l’intelligenza artificiale è l’autore più prodigo dei nostri tempi. Accontentiamoci. 
Sempre su Instagram domina una fanciulla che non è creata dall’intelligenza artificiale e che ha un nome e cognome, cui sono dedicati squarci fotografici tali da far perdere la testa e dove sono in gioco naturalmente le sue gambe. E’ l’immagine, o meglio le immagini ripetutissime di una ragazza non molto alta di statura, un corpo tanto perfetto quanto minuto, che viene ripreso con la macchina fotografica leggermente dal basso e lei di spalle, vestita in tutto e per tutto di una fascia di tessuto assai ridotta che svolge il ruolo delle mutandine. Tutto il resto – lei ripresa di spalle – è nudo. Le gambe, le spalle, i fianchi. Di volta in volta cambia il colore o il tessuto di quella fascia femminile. Straordinaria è la sua andatura, il suo lieve ma pronunziato ancheggiare, il suo agile trascorrere in mezzo alle automobili parcheggiate e che sembrano la stiano ammirando, l’idea che lei ti dà di star andando a un appuntamento che conta, a un qualcosa in cui scaraventerà la sua bellezza e di cui la sua vita non può fare a meno. No, non credo che in questo caso l’intelligenza artificiale ci abbia messo mano. Un capolavoro. Ne state deducendo che in fatto di bellezza femminile io sono un guardone? Confesso che sì e che un tantino me ne vanto. Sarebbe indecente, quello sì, non venerare la bellezza femminile quando è tale e tanta.