Berlusconi protagonista di un campo largo di colori intermedi

Che il libro di Corrias fosse spietato nei confronti del Cavaliere ovviamente me lo immaginavo, ma non fino a questo punto. È il ritratto di un filibustiere a tempo pieno. Lui non salva nulla di un personaggio che pure ha sconvolto lo scacchiere della politica italiana la più recente
Immagine di Berlusconi protagonista di un campo largo di colori intermedi

Foto Olycom

Pino Corrias è una delle firme di punta del Fatto, anche se io lo definirei uno scrittore di vaglia e un opinionista ancor prima e ancor meglio che un giornalista. Impossibile che quando mi è arrivato il suo recente volume scritto a giudicare e raccontare il personaggio Berlusconi, Berlusconi files (Paper First, 2026), non mi mettessi subito a leggerlo. Che fosse un libro spietato nei confronti di Berlusconi ovviamente me lo immaginavo, ma non fino a questo punto. E’ il ritratto di un filibustiere a tempo pieno. Lui non salva nulla – com’è nel suo diritto – di un personaggio che pure ha sconvolto lo scacchiere della politica italiana la più recente. Al personaggio oggetto del suo racconto è come se gli desse un pugno in faccia e lo lasciasse steso lì per terra a marcire.
Ve ne do le conclusioni di questo libro: “In vent’anni [Berlusconi] ha avuto maggioranze parlamentari schiaccianti, oltre a un potere mediatico, economico, sociale, culturale senza paragoni. Poteva fare e disfare riforme per migliorare la vita degli italiani, ma ha pensato solo alla propria. Poteva trasformare il lavoro con gli investimenti sulla innovazione, il fisco con i controlli, la burocrazia con la semplificazione. Ha preferito non intaccare il potere dei grandi gruppi e le rendite di quelli piccoli. Non ha fatto la lotta all’evasione, anzi l’ha giustificata come ‘diritto naturale’ contro lo Stato esattore. Non ha sciolto gli ingorghi della burocrazia, il suo potere, i suoi privilegi. Poteva allargare i diritti civili e allargarli almeno in senso liberale, ha preferito obbedire alla chiesa peggiore e occuparsi dei propri”.
Non so a quale leader politico italiano dei nostri giorni stia pensando Corrias nel momento che muove questi rimproveri a Berlusconi, quale leader italiano cioè abbia fatto quello che lui avrebbe voluto Berlusconi facesse. Quel leader ci fosse, io mi butterei subito ai suoi piedi. Solo che la politica non è il terreno di ciò che è assoluto, bensì il campo largo dei colori intermedi. Nel caso di Berlusconi fa parte dei colori intermedi l’aver dato forza per primo alle televisioni private, sui cui messaggi oggi si basano dal primo all’ultimo i paragrafi della discussione politica corrente. Come pure l’aver rotto la tradizionale e secca dicotomia destra-sinistra della politica italiana mutandone le carte in tavola. Metto nel conto, e il mio amico Corrias me lo perdoni, il fatto che tutte le volte che ho avuto dei contatti personali con Berlusconi lui fosse squisito. Per carità, non pensiate neppure per un attimo che io sia un berlusconiano calzato e vestito: mai ho votato per le sue truppe. Non ho dimenticato però che gli fosse vicino il socialista Bettino Craxi, uno per il quale eccome se ho votato. E che Craxi sia stato un protagonista della vita politica italiana, quello è ben più che un colore intermedio. E’ il fatto più notevole della storia italiana di quest’ultimo mezzo secolo. Una storia di cui puoi prendere quello che vuoi, quello che ti piace e quello che non ti piace, ma sempre ci troverai un Berlusconi protagonista. Perché era quello che aveva più soldi di tutti, direte. Solo un ebete potrebbe negarlo. Soldi che non sempre ha usato come avrebbe fatto al suo posto un sacerdote. Non nego neppure questo, anche se di sacerdoti non mi pare che la politica italiana abbia sovrabbondato in questi ultimi decenni. Tanto è vero che la volta in cui alla Camera Craxi lo chiese ad alta voce se ce ne fossero di sacerdoti fra gli uomini che vivevano di politica e che lo stavano ascoltando, non si alzò nessuno a dirsi “presente”.
E a proposito di soldi che c’erano e non ci sono più, anche il Pci non esiste più e sono chiusi i locali dov’erano le sue tante sezioni cittadine, ivi compresa quella vicino Campo dei Fiori e non lontano da casa mia dove entravo ogni volta in punta di piedi come fosse un luogo sacro. Un aggettivo che non pertiene alla politica.