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di Lorenzo Borga

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Caccia al gas mancante dal Qatar (ma va meglio del 2022)

L’Italia non rischia di restare senza gas. L’effetto della guerra di Trump e Netanyahu contro l’Iran si farà sentire sulle bollette, più che sui gasdotti

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30 MAR 26
Ultimo aggiornamento: 08:39 AM
Immagine di Caccia al gas mancante dal Qatar (ma va meglio del 2022)

Prezzi di diesel e benzina esposti da distributori a Napoli, 11 marzo 2026. ANSA/ CIRO FUSCO

L’Italia si trova di nuovo a fare i conti con un blocco delle proprie forniture di gas. Nel 2022 era stata la Russia a interrompere l’export, da cui dipendevamo per circa il 40 per cento del fabbisogno nazionale. Questa volta è il Qatar, da cui l’anno scorso abbiamo comprato 7 miliardi di metri cubi, ad aver dichiarato la forza maggiore sul contratto in essere con Edison dopo il bombardamento del sito di liquefazione di Ras Laffan. Per ora Doha ha annullato dieci carichi di Gnl previsti tra aprile e giugno 2026, ma la sospensione potrebbe durare a lungo, visto che i danni richiederanno lavori di riparazione stimati tra i tre e i cinque anni. La corsa a rimpiazzarlo è già cominciata.
In molti guardano all’Algeria come possibile fonte alternativa. Algeri, dove si è recata anche la presidente del Consiglio Meloni, è già oggi il nostro principale fornitore di gas: il paese nordafricano copre oltre un terzo dei consumi italiani. Ma molti esperti dubitano che l’Algeria possa vendere all’Italia tutto il metano necessario a sostituire quello qatarino. L’Algeria è collegata alla Sicilia dal gasdotto Transmed completato nel 1983 dall’Eni, che resta il principale investitore straniero nei giacimenti locali. Dal 2019 gli acquisti di gas sono cresciuti del 67 per cento, complice la riduzione delle vendite alla Spagna causata dalla crisi diplomatica tra Madrid e Algeri sul Sahara occidentale. Andare oltre, però, potrebbe essere complicato. Negli ultimi vent’anni la produzione algerina di gas è aumentata di 11 miliardi di metri cubi, ma nello stesso periodo i consumi interni sono cresciuti quasi del doppio, secondo i dati elaborati da Ispi. La popolazione algerina è in costante aumento – quasi 50 milioni di abitanti nel 2025 – e consuma elettricità interamente generata dal gas. Inoltre il settore estrattivo non è stato oggetto degli investimenti necessari ad aumentare la produzione, e molti pozzi hanno ormai raggiunto il plateau. Il risultato è che la capacità di esportazione dell’Algeria si è ridotta. Un segnale si era già visto durante la crisi seguita all’invasione dell’Ucraina: allora Eni aveva annunciato di aver contrattualizzato ulteriori 18 miliardi di metri cubi acquistabili tra il 2022 e il 2024, ma, stando ai dati sulle importazioni complessive, quel metano non è mai arrivato in Italia. C’è chi sostiene che non fosse realmente necessario, visto il calo dei consumi italiani seguito al caro-bollette. Ma è altrettanto probabile che, semplicemente, gli algerini non disponessero di tutti quei volumi.
Per sostituire il gas mancante dal Qatar bisognerà dunque guardare anche altrove. Dall’Azerbaigian, tramite il Tap – che i Cinque stelle non volevano costruire per salvaguardare qualche centinaio di ulivi pugliesi – potranno arrivare 1,2 miliardi di metri cubi in più grazie al graduale aumento della capacità di trasporto dell’infrastruttura. A contribuire sarà anche il gas in arrivo dal Nord Europa, in particolare dalla Norvegia, tramite il punto di ingresso del Passo Gries. E poi ci sono gli Stati Uniti, che potranno aumentare le forniture verso l’Italia grazie all’apertura dei nuovi punti di liquefazione in programma nei prossimi anni. L’accordo commerciale tra Ue e Stati Uniti dell’agosto scorso prevedeva l’irraggiungibile obiettivo di 250 miliardi di dollari di acquisti annui di energia americana: un target che fino a qualche mese fa serviva più a rabbonire Trump che a definire una strategia reale, ma che oggi può trasformarsi in un’ancora di salvataggio per l’Europa. Se ancora non dovesse bastare, l’Italia può ridurre i propri consumi, come ha già fatto nel 2022 e nel 2023: in questo senso la crisi che attanaglia l’industria italiana potrebbe, paradossalmente, aiutare. Il quadro delle importazioni non appare dunque critico come quello del 2022. Non rischiamo di restare senza gas. Le nostre riserve sono le più piene d’Europa, ben superiori a quelle tedesche e olandesi. Ma, come quattro anni fa, potrebbe aprirsi una vera e propria corsa dei prezzi. L’Asia è oggi il continente più colpito dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. E già oltre 14 metaniere dirette in Europa hanno cambiato rotta, puntando verso i paesi asiatici, evidentemente disposti a pagare di più per il loro carico. L’effetto della guerra di Trump e Netanyahu contro l’Iran si farà sentire sulle bollette, più che sui gasdotti. E questa è una pessima notizia per l’economia con l’energia più cara d’Europa.

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