Lavoratori presi per il cuneo: tasse e contributi alti per pagare nuove quote 100

28 GEN 20
Ultimo aggiornamento: 00:07 | 29 GEN 20
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I l cantiere della previdenza è stato riaperto ancora una volta e anche con apparente urgenza. Il calendario è fitto e, secondo quanto riferito dai sindacati, a febbraio sarà una maratona di tavoli tecnici: il 3 febbraio è previsto quello sulle pensioni di garanzia per i giovani, il 7 febbraio quello sulla rivalutazione degli assegni, il 10 si discute delle uscite flessibili, il 19 della previdenza complementare e poi, anche se la data ancora non c’è, di non autosufficienza. Il tutto con l’orizzonte di settembre per mettere insieme i pezzi. I sindacati si presentano all’appuntamento chiedendo di abbassare l’età pensionabile di cinque anni, a 62 anni con 20 anni di contributi o solo 41 anni di contributi, per un costo di circa 20 miliardi di euro l’anno secondo calcoli ufficiosi dell’esecutivo, cioè quasi sette volte il taglio alle imposte ai lavoratori da 3 miliardi appena varato. Il governo risponde con l’ipotesi di quota 102, 64 anni di età e 38 anni di contributi, in modo da spendere 2,5 miliardi circa l’anno. La ministra del Lavoro Nunzia Catalfo ha annunciato un intervento strutturale, ma poi ha precisato cosa intende, “che duri almeno dieci anni”: un arco temporale che non arriva nemmeno alla data del 2036, cioè l’anno in cui il sistema sarà contributivo per tutti. E che però dà la possibilità di allungare e rimodellare oltre il 2026 i ritocchi alla legge Fornero, ormai tela di Penelope della politica italiana.
Il segretario della Cgil Maurizio Landini contesta il sistema contributivo tout court, ma intanto il compromesso possibile è già squadernato sui giornali. E le istanze di quelli che in Italia vengono definiti giovani, ma che in realtà sono semplicemente la popolazione attiva, sono messe in primo piano solo a livello di calendario. A fine novembre nel suo rapporto sul sistema pensionistico italiano l’Ocse avvertiva infatti come una “carriera contributiva continua” non fosse comune in Italia e come “potrebbe esserlo anche meno in futuro”. Il lavoro part-time involontario nel 2017 ha doppiato la media Ocse, mentre i lavoratori autonomi, che sono il 20 per cento, pagano meno contributi ma ricevono fino al 30 per cento in meno di pensione rispetto ai dipendenti, il divario maggiore dell’area.
La segretaria della Cisl Anna Maria Furlan sui giovani ha dichiarato che “non possiamo arrenderci, visto la discontinuità del loro lavoro, a futuri pensionate e pensionate poveri”. Eppure per ora, l’ipotesi allo studio è la creazione di un fondo integrativo – il presidente di Itinerari previdenziali Alberto Brambilla ha ipotizzato un accantonamento da 500 milioni di euro l’anno, cioè un quinto della spesa annuale per avere quota 102 e un quindicesimo della spesa annuale per quota 100, senza contare le richieste di rivalutazione degli attuali assegni pensionistici.
Secondo l’Ocse invece la ricetta deve concentrarsi sui grandi assenti dal tavolo di sindacati e governo e cioè occupazione e fisco. “L’attuale sfida per l’Italia”, si legge nel rapporto dell’organizzazione di Parigi, “è mantenere adeguati benefici per la vecchiaia, limitando la pressione fiscale nel breve, medio e lungo termine. L’aumento dell’età pensionabile effettiva dovrebbe essere la priorità (oggi è a 62 anni, di due anni sotto la media Ue, ndr) e va limitato il “pensionamento anticipato agevolato” mentre per “avere adeguate pensioni future il paese deve concentrarsi sull’aumento dei tassi di occupazione specialmente tra i gruppi più vulnerabili”. Sempre basandosi sui dati Ocse, l’Osservatorio sui conti pubblici dell’Università Cattolica, ha calcolato che per portare il cuneo fiscale nella media dei primi dieci paesi sviluppati, servirebbero 23 miliardi di euro, oltre sette volte il taglio in manovra. Ma la torta delle risorse è sempre la stessa e non è certo ricca.
Le misure sulle pensioni dovrebbero essere messe a punto partendo da queste cifre e cioè dall’altro piatto della bilancia, la condizione di chi lavora. In Italia invece con sindacati unicum in Europa che includono anche i pensionati sono sempre la variabile indipendente, da cui poi però dipenderanno a cascata tutte le altre, negli anni futuri, ad libitum.
Maria C. Cipolla