Essere Giuseppi

5 SET 19
Ultimo aggiornamento: 00:11 | 6 SET 19
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Roma. Milan Kundera probabilmente sbagliava quando parlava della insostenibile leggerezza dell’essere. Oggi la versione più moderna è quella data dal nostro simpatico presidente del consiglio con i suoi comportamenti e cioè la infinita leggerezza dell’essere largamente sostenibile. Giuseppe Conte lo testimonia da oltre 14 mesi. E’ una piuma che svolazza spinto dalla forza di un venticello che la spinge un po’ di qua ed un po’ di la. Qualche volta si posa su di un fiore e dopo un po’ di riposo un altro soffio di vento la spinge su di un altro sempre con un trionfo di colori, ieri il verde pisello oggi il rosso sbiadito. E svolazzando non si lascia prendere mai da nessuno, si infila negli anfratti più esclusivi della politica internazionale perché quella italiana lo infastidisce un po’ vista l’arroganza degli ignoranti. Il partito-movimento che ieri lo indicava pensando che fosse solo un professionista a contratto lo ha visto poi trasformarsi nell’unico leader di quel movimento che è nato non con una proposta politica ma con un invito sessuale urlato con mezza parola, il cosiddetto “vaffa”. La modernità si accompagna sempre a un lessico diverso da quello passato ma visto lo sgangherato linguaggio di oggi fosse, per caso, non una modernità ma solo un modernismo da cortile? Vedremo con il tempo. Intanto il lieve Conte con spavalda disinvoltura passa da un fiore ad un altro ma la responsabilità non è sua ma del vento che sbuffa dai partiti di oggi che somigliano molto a personaggi in cerca d’autore perché quasi tutti non sanno esattamente chi sono. Ma Conte forse sa chi è, sa cioè di essere l’unico leader di governo che ha il movimento cinque stelle. Ma è accaduto di più. Con il suo appello di qualche giorno fa agli iscritti del movimento chiamati ad esprimere sulla piattaforma Rousseau il proprio parere sul nuovo governo, l’infinita leggerezza dell’essere non solo si è preso il governo ma anche il movimento stesso mentre chi diceva ad ogni occasione di essere il capo politico pensava, meschino, che potesse continuare ad esserlo soltanto con la medaglietta di vicepremier. La piuma al vento sapeva invece che la politica è cosa diversa, è cioè il saper cogliere il momento e la sostanza degli accadimenti senza indugiare sulla coerenza che, come si sa, è la virtù degli imbecilli. Almeno in politica. Un tempo il capo del movimento giovanile democristiano avrebbe fatto il beau geste di dare Palazzo Chigi all’altro partito recuperando cosi la funzione di capo politico e molti dicasteri in più. Cose di un tempo passato, oggi governa l’ignoranza dei fondamentali della politica e delle regole istituzionali e costituzionali, e così l’infinita leggerezza dell’essere ha riavuto giustamente l’incarico di formare un nuovo governo. Qualche impunito invece di ricordare Kundera e la sua leggerezza dell’essere fa il nazionalista e ricorda Verdi e il suo Rigoletto che diceva “la donna è mobile qual piuma al vento”. Sarebbe un segno allusivo e riprovevole di un risentimento che non dovrebbe mai avere posto nella politica e men che meno nel governo del paese. La soavità del Conte e della sua leggerezza dell’essere gli ha fatto dire che lui era un populista se questo significava essere vicino al popolo o che quest’anno sarebbe stato un anno bellissimo per la economia italiana. Ha sbagliato di poco perché nel Pd vi sono molti che hanno un passato da popolari, radici semantiche assonanti, e perché l’anno bellissimo non è stato per la economia italiana ma solo per se stesso. Sbagliare bersaglio può accadere ma l’aggettivo superlativo è stato indovinato. Oggi comincia una nuova avventura, che noi peraltro condividiamo, sotto la stessa guida che sino ad ieri era cavalier servente di Salvini mentre oggi, grazie sempre a quel venticello che lo spinge da fiore in fiore, è uno dei pochi statisti presenti in una Italia stressata. Che Dio salvi non tanto la regina questa volta ma il nostro bel paese.
Paolo Cirino Pomicino