Su Valpreda il commissario Fini ha ricordi confusi

Lacrimogeni, numeri e antrace. Le notti insonni di Lorenzetto a fare le pulci ai giornali

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Pietro Valpreda (foto ANSA)

• Indagini. “Pietro Valpreda, è bene ricordarlo agli pseudo-garantisti di oggi, fece quattro anni di galera senza processo”, afferma Massimo Fini in un editoriale sul Fatto Quotidiano. Non è così. Valpreda fu arrestato il 18 dicembre 1969 e trascorse 1.110 giorni in stato di detenzione, cioè poco più di tre anni, non quattro. “Valpreda, quando finalmente si fece il processo, risultò del tutto estraneo alla strage di Piazza Fontana”, taglia corto Fini. Formulazione troppo netta rispetto all’esito giudiziario. Il ballerino fu definitivamente assolto “per insufficienza di prove”, non con la “formula piena” allora vigente. Una relazione della Commissione parlamentare sulle stragi lo precisa espressamente e ricorda che l’assoluzione per insufficienza di prove fu confermata nei vari gradi di giudizio. Andiamo avanti. “I miei colleghi dell’Europeo, Corrado Incerti e Sandro Tolenghi, che seguivano le ‘piste nere’, vi ricamavano sopra”. Viene da chiedersi in quale redazione abbia lavorato Fini, visto che il suo collega si chiamava Ottolenghi, non “Tolenghi”. A proposito del davanzale della finestra da cui precipitò l’anarchico Giuseppe Pinelli in questura a Milano, Fini sostiene: “Era così alto che nemmeno con un balzo Pinelli, che aveva allora 69 anni, avrebbe potuto scavalcarlo. Era stato buttato giù”. La tesi dell’omicidio non è mai divenuta una verità giudiziaria. L’istruttoria condotta dal giudice Gerardo D’Ambrosio escluse sia il suicidio sia l’omicidio e ricondusse la caduta a un malore; gli atti ricordano inoltre che il commissario Luigi Calabresi non si trovava nella stanza in quel momento. Quanto alla supposta scarsa agilità dell’anarchico, in quel momento (15 dicembre 1969) Pinelli non aveva affatto 69 anni, bensì 41, essendo nato il 21 ottobre 1928. Che altro dire? È una fortuna che a condurre le indagini non sia stato Fini. [19 settembre 2026]
• Lacrimogeni. Titolo dal sito del Corriere della Sera: “Torino, migliaia di persone in piazza Castello. Lancio di lacrimogeni e sampietrini contro le forze dell’ordine”. Quindi i lacrimogeni sono stati lanciati dai manifestanti? Preoccupante. Forse il titolista non conosce la differenza tra lacrimogeni e fumogeni, quelli sì utilizzati dai facinorosi. [24 ottobre 2026]
• Numeri. “Finalmente arrivano numeri che fanno chiarezza su una delle più grandi bufale che da anni la sinistra propina all’opinione pubblica, ovvero che gli stranieri ci pagano la pensione. I dati del sedicesimo rapporto del ministero del Lavoro sulle prestazioni a favore di disoccupati e dipendenti in cassa integrazione, oltre che sulle misure assistenziali, dimostrano smontano l’affermazione”. Comincia così l’editoriale di Maurizio Belpietro, direttore della Verità, in prima pagina. Prima evidenza: o la dimostrano o la smontano. Prosegue Belpietro: “Fatto 100 il totale delle ore di Cig, il 18,5% è erogato in favore di extracomunitari”. Il 18,5 per cento riguarda i beneficiari non comunitari della cassa integrazione ordinaria, non le ore erogate. Nella cassa integrazione straordinaria la quota scende al 5,5 per cento. “Tralascio altri dati che riguardano le baby pensioni, le prestazioni puramente assistenziali a carico dell’Inps, le indennità obbligatorie per maternità e i congedi parentali, tutti sopra la media se rapportati alla percentuale di extracomunitari rispetto al totale dei residenti”, aggiunge il direttore della Verità. Il dato sulle pensioni assistenziali, però, smentisce la generalizzazione: ai cittadini non comunitari è destinato il 4,1 per cento di queste pensioni, una quota inferiore al loro peso sulla popolazione residente. Non sono quindi “tutti sopra la media”. La considerazione finale di Belpietro è la seguente: “Incassano all’incirca il doppio (in agricoltura anche più) di quanto forniscono in termini di apporto all’economia nazionale”. Ma questa è una conclusione che quei numeri non consentono: la percentuale dei beneficiari di una prestazione non misura né gli importi ricevuti né il contributo all’economia. Per dimostrarla servirebbe confrontare il valore economico delle prestazioni ricevute con quello dei contributi versati e delle imposte pagate, non quote di beneficiari e quote di residenti. [18 ottobre 2026]
• Debole. Titolo della rubrica Oriente Occidente tenuta da Federico Rampini sul sito del Corriere della Sera: “Allarme dei servizi danesi: la Russia attaccherà la Nato perché è debole”. Formulazione ambigua: chi è debole, la Russia o la Nato? La lettura del testo lascia intendere che sia debole la seconda, quindi era meglio titolare: “Allarme dei servizi danesi: la Russia attaccherà la Nato, ritenuta debole”. [28 settembre 2026]
• No. Conclusione del fondo di Alessandro Sallusti, direttore di Libero, in prima pagina: “Vada come vada è evidente che si tratta di una coalizione di imbroglioni che sta giocando sulla pelle di poveri disgraziati, comunisti e non”. Aridaje! Avrebbe dovuto scrivere “comunisti e no”, come insegnò Elio Vittorini titolando il suo romanzo Uomini e no. In italiano l’avverbio negativo olofrastico è no, mai non. [13 ottobre 2026]
• Princeton. Stefano Lorenzetto intervista il grande fotografo friulano Elio Ciol, 97 anni, per le 6 testate di Nord Est Multimedia (Il Mattino di Padova, La Nuova di Venezia e Mestre, La Tribuna di Treviso, Messaggero Veneto, Il Piccolo, Corriere delle Alpi). L’artista che a 14 anni scattò i suoi primi ritratti di Pier Paolo Pasolini dice, a proposito del figlio Stefano, anch’egli fotografo: “Ha eseguito servizi fotografici per vari architetti, tra i quali il celebre studio fondato a Filadelfia nel 1958 da Ehrmann Mitchell e Romaldo Giurgola, che progettò il Princeton University art museum di New York, la metropoli dove oggi ha sede, ma anche l’Istituto tecnico di Maniago in Friuli”. Ma quel museo ha sede appunto a Princeton, nel New Jersey, e non a New York. Comunque, Lorenzetto è in ottima compagnia. Anche l’enciclopedia Treccani, alla voce Mitchell-Giurgola Architects, riporta il “Princeton University art Museum (New York, 1984)” fra le opere dello studio di progettazione. [11 ottobre 2026]
• Antrace. Titolo dal sito del Corriere della Sera: “Peste polmonare in Siberia, dall’antrace sfuggita al laboratorio nel ’79 a oggi: tutti i silenzi della Russia”. Il gender dilaga. (Antrace è un sostantivo maschile, derivato dal greco ánthrax, “carbone”). [8 ottobre 2026]
• Strage. Nelle pagine culturali di Avvenire, Giuseppe Bonvegna recensisce Gaza è la bussola del mondo. Il popolo crocifisso: capitalismo e genocidio di Gianni Vacchelli (Mimesis): “‘La metanoia radicale che ci attende’ è quindi ‘dalla non più credibile extra ecclesia nulla salus all’extra mundum nulla salus, fino al nuovo theologumenon: extra pauperes sulla salus’”. Tra latino, greco e italiano, una strage in una sola frase citata dal libro. Le versioni corrette erano “ecclesiam” e non “ecclesia”, “theologoumenon” e non “theologumenon”, “nulla” e non “sulla”. Inoltre, Bonvegna cita “Pannikar” (due volte), che in realtà è Panikkar, e “Hoobes”, che in realtà è Hobbes. [18 settembre 2026]
• Risposta. La scrittrice Elena Loewenthal su Tuttolibri, supplemento culturale della Stampa: “E ancor meno le parole, perché tante si perdono per strada: responsabilità e rispetto, ad esempio, che in una società tridimensionale sono le coordinate fondamentali dei rapporti umani – riconducono entrambe alla radice di ‘risposta’ e implicano il riconoscimento, l’ascolto e il buon uso del linguaggio”. Se è vero che responsabilità deriva dal latino respondére (“rispondere”), da cui anche l’italiano risposta, l’etimologia di rispetto è invece tutt’altra, dato che deriva dal latino respìcere (“guardare indietro, voltarsi a guardare”: cioè riguardare, da cui il sinonimo riguardo). Non è che qualsiasi parola italiana che inizi con resp- o risp- (incluse magari respiro e risparmio) sia riconducibile a risposta. [3 ottobre 2026]