La filorussa Basile ha scoperto come frenare l’Anticristo

Sacre scritture, esplosioni e concordanze nelle notti insonni di Stefano Lorenzetto a fare le pulci ai giornali

19 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 05:50
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Un dettaglio della Bibbia di Borso D'Este del XV secolo (foto Ap via LaPresse)

• Esegesi. Elena Basile, ex ambasciatrice filorussa che si esercita sul Fatto Quotidiano, si avventura sui sentieri impervi delle Sacre Scritture, ma incespica. Scrive infatti: “Per molti di noi invece i BRICS rappresentano il Katéchon, il freno agostiniano all’anticristo”. Il katéchon è un concetto paolino, prima che agostiniano. Nella Seconda Lettera ai Tessalonicesi, Paolo di Tarso parla di qualcosa (tò katéchon, “ciò che trattiene”) e poi di qualcuno (ho katéchon, “colui che trattiene”) che impedisce temporaneamente la manifestazione dell’“empio” o “uomo dell’iniquità”, figura poi collegata dalla tradizione cristiana all’Anticristo, che Paolo non nomina. L’identità di questo “freno” è stata interpretata in modi diversi: impero romano, imperatore, potenza angelica, predicazione del Vangelo, azione provvidente di Dio nella storia. Sant’Agostino e altri autori si limitarono a riprendere il concetto. Lo stesso Catechismo della Chiesa cattolica collega il “mistero dell’iniquità” paolino alla futura impostura anticristica. Ma, dopo secoli d’interpretazioni, Basile ha trovato il freno: i Brics. Più che un’esegesi delle Scritture, una consacrazione delle proprie simpatie geopolitiche. [17 settembre 2026]
• Esplosioni. Tonia Mastrobuoni, corrispondente da Berlino della Repubblica: “A causa delle capacità di intervento compromesse dall’esplosione di mille funzionari russi delle ambasciate dall’inizio dell’aggressione militare in Ucraina, Mosca sta facendo affidamento su volontari e criminali reclutati ad hoc, ha concluso McCallum”. Accidenti. Mille diplomatici esplosi. Incredibile. Kamikaze? Ancora più inquietante è il fatto che Mastrobuoni attribuisca la rivelazione a Ken McCallum, direttore dell’MI5, il servizio segreto britannico. Così segreto che è rimasta segreta anche la carneficina. Che sia avvenuta solo sulle pagine della Repubblica? [14 ottobre 2026]
• Gender. “I giudici fanno il pieno: 100.000 euro a testa” è il titolone d’apertura che riempie l’intera prima pagina della Verità. Nel sommario si legge: “Oltre al massiccio una tantum (70.000 euro di arretrati), c’è l’aumento anti inflazione pari a oltre 20.000 euro all’anno”. Il gender dilaga. Anche nel quotidiano più antigender d’Italia. (Una tantum è una locuzione sostantivale femminile invariabile. Quindi: “Alla massiccia una tantum”). [17 ottobre 2026]
• Impasse. Incipit di Alessandra Arachi sul Corriere della Sera: “Angelo Bonelli, leader di Avs, ha letto la proposta di Goffredo Bettini per l’Ucraina. Suggerisce una via per portare il campo largo fuori dall’empasse”. Scopriamo una nuova regola: scrivere le parole come si pronunciano. (Il sostantivo corretto, adottato in italiano dal francese, è impasse). [3 ottobre 2026]
• Consigliare. Incipit dell’editoriale di Maurizio Belpietro, direttore della Verità, in prima pagina: “Tempo fa, quando scoppiò il famoso caso Garofani, dal nome del consigliere di Sergio Mattarella per le questioni istituzionali, consigliammo il presidente della Repubblica di accettarne subito le dimissioni”. Consigliare, “seguito da un verbo, può avere doppia costruzione: con la reggenza indiretta per la persona cui si dà il consiglio (consigliare a qualcuno di fare una cosa), oppure, meno comune, con la reggenza diretta (consigliare qualcuno a fare una cosa)”, specifica il dizionario Treccani. Quando il verbo consigliare ha, come in questo caso, il significato di “indurre, esortare, incitare”, la costruzione corretta è “+a seguito da infinito” (Lo Zingarelli 2026). Belpietro ha mescolato le due reggenze: avrebbe dovuto scrivere “consigliammo al presidente della Repubblica di accettarne subito le dimissioni”, oppure, seguendo il secondo esempio del vocabolario Treccani, “consigliammo il presidente della Repubblica ad accettarne subito le dimissioni”. [19 settembre 2026]
• Discorsi. Luca D’Andrea intervistato dalla Repubblica: “Questo tipo di discorsi sono una follia”. E pensare che è uno scrittore... (Il soggetto grammaticale è “questo tipo”, singolare; “di discorsi” è complemento di specificazione. Concordanza grammaticale corretta: “Questo tipo di discorsi è una follia”). [17 settembre 2026]
• Mondiali. Luigi Garlando sulla Gazzetta dello Sport, nella rubrica di prima pagina La sveglia, inventa un dialogo immaginario fra l’allenatore della nazionale, Roberto Mancini, e l’attaccante del Bruges, Nicolò Tresoldi, in cui fa dire al primo: “So che la Germania non ha vinto quattro mondiali come noi”. Ma no! La Germania ha invece vinto quattro mondiali, esattamente come l’Italia: negli anni 1954, 1974, 1990 e 2014. Perché sfregiare il povero Mancini con una frase cervellotica proprio sulla Gazzetta Ufficiale dello sport? [15 ottobre 2026]
• Mittelstand. Andrea Rinaldi sul Corriere della Sera: “Il ministro delle Finanze Lars Klingbeil (Spd) ha chiesto che Commerz rimanga una società per azioni quotata in Borsa con sede a Francoforte e che prosegua la sua attività a favore delle piccole medie imprese, il cosiddetto Middelstand”. L’insieme di piccole e medie imprese prevalentemente a conduzione familiare, che costituiscono l’ossatura dell’economia in Germania, si chiama però Mittelstand. [15 settembre 2026]
• Vannacci. Sul Giornale, Alessandro Gonzato parla di Roberto Vannacci, leader di Futuro nazionale: “Per l’ex generale l’omosessualità non deve andare in tivù a certi orari, e Vannacci che non lo è ci va sempre”. “Non lo è” cosa? [7 ottobre 2026]
• Vendite. Titolo da Libero: “Padre vende figlia a un tunisino irregolare per 8mila euro”. Un tunisino era diventato irregolare in cambio della somma di denaro? No? Allora bisognava scrivere: “Per 8mila euro padre vende figlia a un tunisino irregolare”. [16 settembre 2026]
• Scarrafone. La scrittrice Titti Marrone su Tuttolibri della Stampa: “Le altre spaziano dall’italiano ‘alto’ alla cifra partenopea de ’O Scarrafone?”. Poiché non introduce un’invocazione, “’O” va con l’apostrofo, a segnalare l’aferesi della l di “lo”. E alla fine dell’articolo: “Del resto, non è un detto napoletano a segnalare che ‘ogni scarrafone è bello ’a mamma soja’?”. Se prima mancava l’apostrofo, qui invece ce n’è uno di troppo, dato che si tratta con tutta evidenza della preposizione semplice a, non dell’articolo la con aferesi della l iniziale. Il dialetto va maneggiato con la stessa cura dell’italiano, quando non lo si conosce. [26 settembre 2026]