Lo scoop di Libero condiviso con Stampa e Repubblica

Felicità, Carnevale e ribaltamenti di grammatica. Le notti insonni di Lorenzetto a far le pulci ai giornali

17 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 06:30
Immagine di Lo scoop di Libero condiviso con Stampa e Repubblica

Foto di Utsav Srestha su Unsplash

Scoop. “Esclusivo. Parla l’uomo di Lavitola. Gomes Clesio Tavares a Libero: ‘Sono in Zimbabwe, non in Camerun. A brevissimo torno in Italia, non ho paura dell’arresto, dirò la verità’”, spara in prima pagina il quotidiano diretto da Alessandro Sallusti. Talmente “esclusivo”, lo scoop di Giacomo Amadori, che lo stesso giorno, a pagina 8, sulla Stampa compare un’intervista di I. Fam. (Irene Famà) con il medesimo Gomes Clesio Tavares, intitolata: “‘Non ho fatto nulla che meriti il carcere, tornerò’”. E sulla Repubblica un’altra ancora, sempre con il latitante, di A. Os. (Andrea Ossino) e dello stesso tenore: “Tavares / ‘Tornerò in Italia ma non merito il carcere credo ancora nel mio amico’”. [15 agosto 2026]
Felicità. Incipit di un articolo di Marco Tullio Giordana, uscito sul mensile Ciak e riportato dal sito Carandfriends, che il regista di La meglio gioventù e I cento passi tiene con Valerio Berruti, per lungo tempo giornalista di cronaca, spettacoli, sport e motori alla Repubblica: “L’attore più elegante del cinema americano – quello che ha illuso tutti che la felicità (primo diritto sancito dalla Costituzione di quel Paese!) fosse a portata di mano – nacque in realtà a Bristol, Inghilterra, il 18 Gennaio 1904, Capricorno, come Archibald Alexander Leach, più noto col nome d’arte di Cary Grant”. Sbagliato! (con tanto di punto esclamativo, a cominciare da “Gennaio” con la maiuscola). Non si tratta della Costituzione bensì della Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti, approvata il 4 luglio 1776. Che però non proclama affatto il diritto alla felicità, bensì il diritto a ricercarla (“pursuit of Happiness”): “Noi riteniamo che queste verità siano di per sé evidenti, che tutti gli uomini siano creati uguali, che siano dotati dal loro Creatore di certi diritti inalienabili, che tra questi vi siano la Vita, la Libertà e la ricerca della Felicità”. [10 agosto 2026]
Carnevale. Titolo dal Giornale: “Tajani: ‘Vannacci? Mi vesto da Giulio Cesare a Carnevale’”. Tutto chiaro. [3 agosto 2026]
Nulla. “L’espressione grandi città significa tutto e significa nulla”, scrive Gianluigi Paragone su Panorama nella rubrica Ribaltamenti di fronte. C’è anche un ribaltamento di grammatica. Come insegnano i linguisti Aldo Gabrielli e Luca Serianni, niente e nulla sono due pronomi indefiniti che hanno forza di negazione solo quando sono preposti al verbo di modo finito: niente gli basta, nulla mi sorprende. Quando sono invece posposti, richiedono, nell’italiano sorvegliato, la negazione: non gli basta niente, non mi sorprende nulla. Paragone avrebbe dovuto scrivere: “L’espressione grandi città significa tutto e non significa nulla”. Attenuante generica: nello stesso errore è incorso di recente anche Maurizio Belpietro, che di Panorama è il direttore e dovrebbe vigilare su come scrivono i suoi collaboratori. [8 luglio 2026]
Peccato. Alessandro De Angelis, vicedirettore della Stampa, nell’editoriale di prima pagina: “Peccato che così si trascina il Colle come bersaglio nella campagna elettorale”. Le subordinate completive introdotte da che rette da espressioni valutative richiedono normalmente il congiuntivo. Tra queste rientra peccato che. Perciò: “Peccato che così si trascini il Colle”. [18 luglio 2026]
Morti. Titolo dalla prima pagina del Manifesto: “Israele tiene prigionieri 1.700 corpi”. La frase si riferisce a cadaveri, non a persone, dunque appare grottesca anche in senso figurato, oltreché semanticamente impropria: prigioniero è chi è privato della libertà personale, perciò un essere vivente. Bastava scrivere: “Israele trattiene 1.700 salme” oppure “non restituisce 1.700 corpi”. Ma vuoi mettere accusare lo Stato ebraico di tenere in prigione persino i morti? [12 agosto 2026]
Gender. Titolo dalla prima pagina della Verità: “300 medici smontano la guida gender dei pediatri”. La medesima pagina si apre con l’editoriale del direttore Maurizio Belpietro: “La stessa persona che, in prossimità della strage, si era affrettato a dire che...”. Bisognerà smontare anche la guida gender dei geriatri. [24 luglio 2026]
Gemelle. Titolo dal sito di Oggi: “Leonor e Sofia di Spagna hanno vent’anni, ma c’è sempre la mamma: l’accusa dei fan a Letizia di Spagna”. Sono gemelle? (Leonor di Spagna è nata il 31 ottobre 2005, quindi ha 20 anni; Sofía di Spagna il 29 aprile 2007, quindi ne ha 19. [8 agosto 2026]
Possono. Luca De Carolis sul Fatto Quotidiano intervista il professor Marco Revelli, docente universitario di scienza della politica: “Premetto che la grettezza, la volgarità e l’incapacità della coalizione guidata da Giorgia Meloni può far comunque sperare che nelle Politiche il campo largo, o comunque lo si voglia chiamare, possa non perdere o addirittura vincere”. Premettiamo che i soggetti sono tre, quindi il verbo andava coniugato al plurale: “possono”. [12 luglio 2026]
Minuscolo. Una discutibile consuetudine stilistica e tipografica della Repubblica – quella di evitare nella titolazione, chissà perché, le lettere maiuscole a inizio riga – genera talvolta equivoci non da poco, come nel caso di questo titolo riferito a Mark Rutte e alla guerra tra Stati Uniti e Iran: “Meloni: ‘Mai nel conflitto il leader Nato imprudente’”. “Il leader Nato imprudente” è nella seconda riga, ma con l’articolo “il” minuscolo sembra che sia Rutte a non dover entrare nel conflitto, mentre in realtà il premier Giorgia Meloni rivendica l’estraneità dell’Italia al conflitto e definisce Rutte “leader Nato imprudente”. [26 giugno 2026]
Scappano. Titolo dalla Verità: “Violentano e poi scappano. Gli stranieri vanno a caccia di ragazzi minorenni e soli”. Dovrebbero restare lì ad aspettare che arrivi la polizia? [12 luglio 2026]
Cui. Sulla Lettura del Corriere della Sera, il critico letterario Ermanno Paccagnini cade nella fossa parlando de Il piede nella fossa di Andrea Vitali (Garzanti). Infatti, all’inizio cita uno dei personaggi principali come “Mentore Calcolati”, salvo poi scriverne correttamente il cognome “Carcolati”, per tornare infine all’erronea forma “Calcolati”. Inoltre, osserva: “Due storie parallele la cui seconda è tanto tranquilla (almeno sino al momento di raccordo con la prima), quanto l’altra è invece movimentata e quasi giallistica”. Ora, sorvolando sulla virgola prima di “quanto”, quel “la cui seconda” suona davvero malissimo. Molto meglio: “Due storie parallele di cui la seconda” oppure “la seconda delle quali”. [19 luglio 2026]
Felicità. Incipit di un articolo di Marco Tullio Giordana, uscito sul mensile Ciak e riportato dal sito Carandfriends, che il regista di La meglio gioventù e I cento passi tiene con Valerio Berruti, per lungo tempo giornalista di cronaca, spettacoli, sport e motori alla Repubblica: “L’attore più elegante del cinema americano – quello che ha illuso tutti che la felicità (primo diritto sancito dalla Costituzione di quel Paese!) fosse a portata di mano – nacque in realtà a Bristol, Inghilterra, il 18 Gennaio 1904, Capricorno, come Archibald Alexander Leach, più noto col nome d’arte di Cary Grant”. Sbagliato! (con tanto di punto esclamativo, a cominciare da “Gennaio” con la maiuscola). Non si tratta della Costituzione bensì della Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti, approvata il 4 luglio 1776. Che però non proclama affatto il diritto alla felicità, bensì il diritto a ricercarla (“pursuit of Happiness”): “Noi riteniamo che queste verità siano di per sé evidenti, che tutti gli uomini siano creati uguali, che siano dotati dal loro Creatore di certi diritti inalienabili, che tra questi vi siano la Vita, la Libertà e la ricerca della Felicità”. [10 agosto 2026]
Carnevale. Titolo dal Giornale: “Tajani: ‘Vannacci? Mi vesto da Giulio Cesare a Carnevale’”. Tutto chiaro. [3 agosto 2026]
Nulla. “L’espressione grandi città significa tutto e significa nulla”, scrive Gianluigi Paragone su Panorama nella rubrica Ribaltamenti di fronte. C’è anche un ribaltamento di grammatica. Come insegnano i linguisti Aldo Gabrielli e Luca Serianni, niente e nulla sono due pronomi indefiniti che hanno forza di negazione solo quando sono preposti al verbo di modo finito: niente gli basta, nulla mi sorprende. Quando sono invece posposti, richiedono, nell’italiano sorvegliato, la negazione: non gli basta niente, non mi sorprende nulla. Paragone avrebbe dovuto scrivere: “L’espressione grandi città significa tutto e non significa nulla”. Attenuante generica: nello stesso errore è incorso di recente anche Maurizio Belpietro, che di Panorama è il direttore e dovrebbe vigilare su come scrivono i suoi collaboratori. [8 luglio 2026]
Peccato. Alessandro De Angelis, vicedirettore della Stampa, nell’editoriale di prima pagina: “Peccato che così si trascina il Colle come bersaglio nella campagna elettorale”. Le subordinate completive introdotte da che rette da espressioni valutative richiedono normalmente il congiuntivo. Tra queste rientra peccato che. Perciò: “Peccato che così si trascini il Colle”. [18 luglio 2026]
Morti. Titolo dalla prima pagina del Manifesto: “Israele tiene prigionieri 1.700 corpi”. La frase si riferisce a cadaveri, non a persone, dunque appare grottesca anche in senso figurato, oltreché semanticamente impropria: prigioniero è chi è privato della libertà personale, perciò un essere vivente. Bastava scrivere: “Israele trattiene 1.700 salme” oppure “non restituisce 1.700 corpi”. Ma vuoi mettere accusare lo Stato ebraico di tenere in prigione persino i morti? [12 agosto 2026]
Gender. Titolo dalla prima pagina della Verità: “300 medici smontano la guida gender dei pediatri”. La medesima pagina si apre con l’editoriale del direttore Maurizio Belpietro: “La stessa persona che, in prossimità della strage, si era affrettato a dire che...”. Bisognerà smontare anche la guida gender dei geriatri. [24 luglio 2026]
Gemelle. Titolo dal sito di Oggi: “Leonor e Sofia di Spagna hanno vent’anni, ma c’è sempre la mamma: l’accusa dei fan a Letizia di Spagna”. Sono gemelle? (Leonor di Spagna è nata il 31 ottobre 2005, quindi ha 20 anni; Sofía di Spagna il 29 aprile 2007, quindi ne ha 19. [8 agosto 2026]
Possono. Luca De Carolis sul Fatto Quotidiano intervista il professor Marco Revelli, docente universitario di scienza della politica: “Premetto che la grettezza, la volgarità e l’incapacità della coalizione guidata da Giorgia Meloni può far comunque sperare che nelle Politiche il campo largo, o comunque lo si voglia chiamare, possa non perdere o addirittura vincere”. Premettiamo che i soggetti sono tre, quindi il verbo andava coniugato al plurale: “possono”. [12 luglio 2026]
Minuscolo. Una discutibile consuetudine stilistica e tipografica della Repubblica – quella di evitare nella titolazione, chissà perché, le lettere maiuscole a inizio riga – genera talvolta equivoci non da poco, come nel caso di questo titolo riferito a Mark Rutte e alla guerra tra Stati Uniti e Iran: “Meloni: ‘Mai nel conflitto il leader Nato imprudente’”. “Il leader Nato imprudente” è nella seconda riga, ma con l’articolo “il” minuscolo sembra che sia Rutte a non dover entrare nel conflitto, mentre in realtà il premier Giorgia Meloni rivendica l’estraneità dell’Italia al conflitto e definisce Rutte “leader Nato imprudente”. [26 giugno 2026]
Scappano. Titolo dalla Verità: “Violentano e poi scappano. Gli stranieri vanno a caccia di ragazzi minorenni e soli”. Dovrebbero restare lì ad aspettare che arrivi la polizia? [12 luglio 2026]
Cui. Sulla Lettura del Corriere della Sera, il critico letterario Ermanno Paccagnini cade nella fossa parlando de Il piede nella fossa di Andrea Vitali (Garzanti). Infatti, all’inizio cita uno dei personaggi principali come “Mentore Calcolati”, salvo poi scriverne correttamente il cognome “Carcolati”, per tornare infine all’erronea forma “Calcolati”. Inoltre, osserva: “Due storie parallele la cui seconda è tanto tranquilla (almeno sino al momento di raccordo con la prima), quanto l’altra è invece movimentata e quasi giallistica”. Ora, sorvolando sulla virgola prima di “quanto”, quel “la cui seconda” suona davvero malissimo. Molto meglio: “Due storie parallele di cui la seconda” oppure “la seconda delle quali”. [19 luglio 2026]