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Preghiera •
La giustizia è una merce
Dalla lezione di Petronio al caso Bolsonaro, il sospetto verso i tribunali diventa una critica alla democrazia che trasforma la sconfitta politica in una condanna giudiziaria. E l’Italia, tra Craxi e Berlusconi, non fa eccezione
29 OTT 26

“La giustizia non è che una pubblica merce, e il cavaliere che giudica approva il mercato”. Ringrazio il mio angelo, o il mio demone, che da ragazzino mi ha spinto a leggere il “Satyricon” di Petronio: entrai così nel mondo senza la minima fiducia nella magistratura. Mai ho creduto nella giustizia umana, meno che meno nei tribunali dei vincitori. Figuriamoci nei tribunali brasiliani.
Non credere alla giustizia significa anche non credere alla democrazia o almeno al tipo di democrazia in cui chi perde le elezioni rischia il carcere. I prodi del giornalismo, gli eroi dei social accusano Flavio Bolsonaro di vigliaccheria (“è fuggito!”, “è scappato!”) ma lui, ovviamente, ha fatto benissimo. Come ebbe a dire Salvemini, se ti accusano di aver rubato la Madonnina del Duomo non perdere tempo a difenderti, ripara subito all’estero.
Perché anche l’Italia è Sudamerica: Craxi è morto in esilio e Berlusconi dopo aver perso Palazzo Chigi si guadagnò una condanna a quattro anni di reclusione. Mostratemi una democrazia in cui il politico sconfitto torna sempre a casa sua tranquillo e io la guarderò ammirato: forse la democrazia inglese, forse la democrazia svedese, forse la democrazia svizzera.
Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).
