Musei, gallerie e mostre sono armi per combattere la demenza senile. Cinema e tv un po' meno

Le commedie non fanno né bene né male, mentre i film di violenza vanno evitati da chi tiene al proprio cervello. E la televisione? E' associata a esiti cognitivi peggiori a distanza di dieci anni. Una ricerca

27 OTT 26
Immagine di Musei, gallerie e mostre sono armi per combattere la demenza senile. Cinema e tv un po' meno

Foto di Spencer Chow su Unsplash

“Abbiamo analizzato la frequentazione di musei, gallerie o mostre, abbiamo osservato che, tra chi non vi si recava mai, il 7,3 per cento sviluppava demenza nel decennio successivo; tra chi invece lo faceva, la percentuale scendeva al 3,7”. Questa è musica per le orecchie di chi organizza mostre e fuoriesce dalle pagine di “L’arte che cura. Nuove evidenze scientifiche” di Daisy Fancourt (Johan&Levi e Fondazione Luigi Rovati). La ricercatrice dell’Oms espone, con piglio brillante, i risultati degli ultimi studi internazionali, inglesi, americani, giapponesi, sul tema “arte e benessere”.
Non tutte le arti curano allo stesso modo, però. Alcune anzi ammalano. Il cinema? Dipende. Le commedie non fanno né bene né male, mentre i film di violenza vanno evitati da chi tiene al proprio cervello: “L’aumento degli ormoni dello stress che ne può derivare è stato associato perfino a una riduzione del volume dell’ippocampo”. E la televisione? “La televisione è associata a esiti cognitivi peggiori a distanza di dieci anni”. Su tale punto non avevo dubbi anche prima della lettura del libro. Invece il dimezzamento della demenza senile grazie all’arte va davvero oltre ogni mia aspettativa. “L’arte che cura” sposti la spesa pubblica: più bellezza, meno assistenti sociali.