I nonni vadano a lavorare

Bisogna prendere atto che i tempi sono cambiati: si alzi l'età della pensione e si abbassino gli importi. Non è giusto che il reddito dei pensionati sia più alto di quello dei lavoratori

17 OTT 26
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(Foto Getty)

Negli ultimi tempi ho scritto più volte contro i giovani, che praticando l’urbanesimo, il turismo e l’ambientalismo si sono scavati la fossa con le proprie mani, contribuendo all’esplosione dei prezzi delle case. Per l’equanimità che mi contraddistingue, è il momento di scrivere contro i vecchi. Ossia contro le pensioni. Che sono un’idea piuttosto fascista. Fu Mussolini a battezzare l’Inps, a introdurre la pensione di reversibilità, ad abbassare l’età pensionabile. Altri tempi, innanzitutto dal punto di vista demografico.
Oggi si prenda atto che i tempi sono cambiatissimi e si alzi l’età della pensione e non di poco. E al contempo si abbassino gli importi. Non è giusto, non è morale che i nonni vivano sulle tasse dei nipoti, che il reddito dei pensionati sia più alto di quello dei lavoratori. E che Salvini e la Sinistra sostengano per ragioni elettorali questa mostruosità. In verità esistono anche vecchi commendevoli: barbieri, malgari, pasticceri che, animati dalla passione, disinteressati al binomio divano-televisione, continuano a lavorare anche superati gli ottant’anni. Ma sono troppo pochi: prego che aumentino e che siano presi a modello.