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Come Silvia Salis farà crollare l'Occidente
L'intervista a Vanity Fair della sindaca di Genova e il problema dei figli con il cognome della madre
16 OTT 26

Foto Ansa
Mi sento molto solo. Non sono mai stato uomo di compagnia, o di maggioranza, ma adesso l’isolamento è troppo e mi pesa. L’isolamento intellettuale, morale, che poi è anche pratico, sociale: con chi andare a bere un bicchiere? Faticherei a farlo perfino con Emmanuel Todd, a cui per decretare la fine dell’Occidente bastano tre fenomeni: scomparsa del battesimo, esplosione della cremazione, riconoscimento delle unioni omosessuali.
Io ne considero molti altri. Ad esempio, dopo l’intervista vanitosa di Silvia Salis a Vanity Fair sono convinto che a mettere la pietra tombale sul mio e nostro mondo siano i figli con il cognome della madre. Ci penso da giorni: come mai non si parla di questa spermicida novità? “La società contemporanea ha accolto un modello di uguaglianza tra i sessi che non conosce precedenti nella storia, senza peraltro comprendere la reale portata delle conseguenze”, ha scritto anni fa il filosofo americano Harvey Mansfield.
Ma perché oggi in Italia nessun psicologo, sessuologo, teologo, filosofo, demografo approfondisce il tema? Perché la genovese dea dell’Estinzione viene giudicata con parametri obsoleti, a cominciare dal decrepito schema destra/sinistra? Perché nessuno dice che di questo passo i figli li faranno solo i maomettani con le mogli sottomesse e velate? Solo io trovo tale conseguenza raccapricciante?
Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).
