Silvia Salis la chiama rivoluzione, io la chiamo estinzione

La sindaca di Genova racconta la scelta di dare al figlio il cognome della madre come una ”rivoluzione sociale”. L’uomo occidentale è davvero finito

14 OTT 26
Immagine di Silvia Salis la chiama rivoluzione, io la chiamo estinzione

Fausto Brizzi e Silvia Salis (Valentina Stefanelli /LaPresse)

Silvia Salis la chiama rivoluzione, io la chiamo estinzione. Scopro da un’intervista, non dal buco della serratura, che la bellissima e ambiziosissima politica genovese ha avuto un figlio con la fecondazione assistita, non ho capito se omologa o eterologa (per noi cattolici fa una certa differenza e, siccome anche la Salis si dice tale, a questo punto dovremmo saperlo). Scopro inoltre, e quasi mi viene un colpo, che al figlio è stato dato il cognome della madre e non quello del marito. Non credevo fosse possibile e invece dal 2022 lo è: il femminismo ha davvero trionfato, l’uomo occidentale è davvero finito. “Fausto e io abbiamo deciso di dare a Eugenio il mio cognome per dare un esempio, il nostro piccolo segnale per contribuire a una rivoluzione sociale”. Qui non mi metto a sindacare le scelte di Fausto, il regista Brizzi del quale non ho mai visto un film e me ne vanto. Dico solo che affinché questo caso personale diventi “rivoluzione sociale” bisognerebbe trasformare milioni di maschi italiani in fuchi. Vasto e devastante programma. Già sono svogliati, i maschi italiani. Se poi li avvisi che saranno usati e buttati, trattati da portatori di sperma e non di cognome, ovvio che scappino a gambe levate. E non sono tutte bellissime come l’ambiziosissima genovese.