Rubriche
PREGHIERA •
Per la barba di San Francesco
Lo scrittore Giovanni Comisso, di cui mi vanto di essere pronipotino, non si fidava degli esperti e metteva Duccio prima di Giotto. I suoi scritti sull’arte raccontano uno sguardo libero, ostinato e poco incline alla devozione
7 OTT 26

(Foto Getty)
C’era chi si vantava di essere nipotino di Gadda, io mi vanto di essere pronipotino di Comisso. Di questa discendenza ho conferma leggendo “Il bello chiama il bello. Scritti sull’arte e sugli artisti” (La nave di Teseo), preziosa raccolta di articoli usciti innanzitutto sul Mondo, il settimanale-nonno di questo giornale. “Gli esperti speculatori della critica quando vogliono parlare di inizio della pittura italica, partono quasi sempre da Giotto. Giotto è ben sì un fenomeno grave, ma non è un fenomeno puro, né un fenomeno primo”. Comisso era talmente libero, talmente antiaccademico e antidemocratico da andare contro Giotto, a cui anteponeva l’aristocratico Duccio. Guarda caso, in questi giorni stavo ridimensionando il mugellano per conto mio, avendo scoperto che fu il primo pittore a fare la barba a San Francesco. Per normalizzarlo, per conformarlo al mondo (un po’ come farà sette secoli dopo, con altri mezzi, Roberto Benigni). E così adesso, fregandomene degli esperti, preferisco Cimabue perché dipinse il Santo lealmente, senza cancellarne l’aspetto selvatico ed eremitico, seguendo cioè la descrizione del testimone oculare Tommaso da Celano. E penso che lo zio Giovanni sarebbe stato d’accordo.
Di più su questi argomenti
Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).
