Michel Houellebecq è una lezione di stile

La monumentale raccolta “Tutte le poesie" richiama, tra gli altri, Baudelaire, Verlaine e Wilcock. “Occidentali che volete vivere, / Non avete più molte possibilità / Ma mi potete ancora seguire”

26 SET 26
Immagine di Michel Houellebecq è una lezione di stile

Foto ANSA

“Occidentali che volete vivere, / Siete arrivati a fine partita”. Io che volevo liberarmi di Spengler, con Houellebecq casco dalla padella alla brace, dal tramonto al crepuscolo, giusto un attimo prima della notte nera. Il monumentale “Tutte le poesie” (La nave di Teseo) del più grande scrittore vivente (pensavate fosse Eraldo Affinati?) contiene anche l’ultima raccolta, pubblicata in Francia questa primavera: “Si perde sempre”.
Ci ho trovato ovviamente molto Houellebecq (ad esempio nella poesia “Gli ultimi accompagnatori”), parecchio Baudelaire (“Le contrade solitarie”), non poco Verlaine (“Fine partita”), dosi di Kavafis (“Aspettando l’invasore”) e di Wilcock (“L’antica via romana”), echi di Villon e addirittura di Jacopone… Sono versi dal metro classico, con rime spesso alternate (gustabili sul testo francese a fronte) in cui si parla di vecchiaia, dell’approssimarsi alla morte di un uomo e della sua civiltà. “Occidentali che volete vivere, / Non avete più molte possibilità / Ma mi potete ancora seguire”. Non un’iniezione di ottimismo ma una lezione di stile.