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Essere un megalomane con complessi di inferiorità, come Spengler
Viviamo tempi spengleriani a prescindere da lui, autore più convincente che convinto: “Tutta la mia opera mi sembrava un mucchio di immondizia”
23 SET 26

Oswald Spengler (foto Getty)
Prego di essere meno spengleriano e siccome aiutati che Dio ti aiuta leggo “A me stesso” (Adelphi), appunti autobiografici presi fra 1911 e 1919. Di solito la conoscenza fa perdere la riverenza... E infatti vi scopro un vice-Nietzsche: anche Spengler sognava la grandezza a partire da una realtà molto piccola e problematica. Era un megalomane con complessi di inferiorità, un sociopatico lamentoso con tendenze suicidarie, pochi soldi e poca salute sia fisica sia mentale: “Ho paura degli incontri, delle donne (non appena si spogliano)”. Ovvio che poi scrivesse libri tetri.
Tale constatazione fin troppo determinista non mi basta per essere ottimista, purtroppo, perché oggi il Tramonto dell’Occidente non viene annunciato da filosofi sfigati ma da demografi documentati. Non sono più elucubrazioni, sono statistiche, e le classi scolastiche con 24 bengalesi e un solo italiano sono fatti che soltanto un cardinale indifferentista e invasionista può ignorare. Viviamo tempi spengleriani a prescindere da Spengler, autore più convincente che convinto: “Tutta la mia opera mi sembrava un mucchio di immondizia”.
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Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).
