Povera Svezia, che copre la bellezza col velo della sottomissione

Attrici, cantanti e modelle bellissime e biondissime hanno lasciato un segno indimenticabile. Ora rischiano la censura

16 SET 26
Immagine di Povera Svezia, che copre la bellezza col velo della sottomissione

Foto ANSA

Piango la bellezza, la bellezza destinata al velo. C’erano una volta le svedesi: mai conosciuta una, ma c’erano ed era un piacere anche soltanto saperlo. Erano tutte bellissime e spesso biondissime. Piango le attrici di Bergman (Bibi Andersson la mia preferita), piango le cantanti degli Abba, piango tante Bond girl a cominciare da Britt Ekland, piango innumerevoli modelle da Victoria Silvstedt a Elsa Hosk, piango ovviamente Anita Ekberg, piango, andando ancora più indietro nel tempo, le ragazzone al bagno dei quadri di Anders Zorn, e piango, tornando a noi, la fotografa autobiografica Lina Scheynius, sempre piuttosto nuda sia in interno che in esterno.
Perché in Svezia farà freddo ma le svedesi molto vestite non erano mai. Ora la sinistra alleandosi con la barbarie ha gettato sulle loro teste il velo della sottomissione e io sono qui a piangere quei capelli al vento ascoltando “Swedish Nightmare” di Molly Nilsson: proprio un incubo l’accordo Marx-Maometto, la democrazia contro la bellezza.