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Quelle iniziative per riempire le culle sono libri dei sogni
Gli italiani, popolo straordinariamente senescente, odiano il seme. Sembra che, avendola perduta, si sentano offesi da ogni tipo di fecondità: umana, animale, finanche vegetale
11 SET 26

Foto di Lotus Design N Print su Unsplash
Hanno un bel darsi da fare i natalisti, le Roccella, i Gasperini, gli Adinolfi, a escogitare iniziative e sovvenzioni per riempir culle. I loro programmi son libri dei sogni. Gli italiani, popolo straordinariamente senescente, odiano il seme. Qualsiasi seme. Sembra che, avendola perduta, si sentano offesi da ogni tipo di fecondità: umana, animale, finanche vegetale. La fruttivendola mi ha definito “antico” e non perché sono andato a far la spesa con la gorgiera: perché ho rifiutato la sua uva senza semi, l’uva cosiddetta apirena. Tutti la vogliono: io nemmeno gratis. Nel chicco troppo comodo, tutto di polpa aproblematica, mastico l’estinzione.
Quindi aspetto che arrivi l’uva baresana, varietà vetusta dai semi grossi e numerosi (sperando non l’abbiano estirpata tutta). Se agli italiani danno fastidio i semi dell’uva, figuriamoci il seme dell’uomo. Pure quello è antico. Usava una volta, quando si facevano i figli (ancora più problematici dell’uva piena di semi). Ma a un certo punto, un punto che io colloco negli anni Settanta di Marco Pannella ed Emma Bonino, si è pensato che il mondo potesse andare avanti anche senza riproduzione sessuale. Con i grappoli, grazie alla propagazione clonale effettuata dai vivaisti, ha funzionato. Con i bambini, molto meno.
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Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).
