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L’antipittorica Biennale di Venezia
La pittura è l’arte più efficiente, può ottenere grandi risultati con pochi innocui colori. Innumerevoli pittori hanno mostrato crocifissioni e fucilazioni senza crocifiggere e fucilare nessuno. Dio ci salvi dalle installazioni
3 SET 26

Foto ANSA
La pittura è la più alta forma d’arte. Lo diceva già Leon Battista Alberti e l’attuale antipittorica (dunque artisticamente inferiore) Biennale di Venezia lo conferma. Con il triste caso dell’ulivo morente, sollevato su queste pagine da Adelaide Cioni. E’ un’installazione, esposta all’Arsenale, in cui per rappresentare la sofferenza si fa soffrire un albero. Un’opera proprio scadente, sia dal punto di vista estetico sia da quello morale (ammesso non siano sinonimi). Uccidere un animale è moralmente giustificato dal nutrirsene, tagliare un albero è moralmente giustificato dall’utilizzarne la legna per riscaldamento o arredamento.
Estirpare e forse uccidere un ulivo secolare col pretesto dell’arte è innanzitutto non artistico, visto che l’arte vera, in primis la pittura, è capace di rappresentare il dolore senza produrlo. La pittura è l’arte più efficiente, può ottenere grandi risultati con pochi innocui colori. Guido Reni raffigurò la strage degli innocenti senza torcere un capello a un pupo. Picasso ha dipinto un bombardamento devastante senza spaventare un passerotto. Innumerevoli pittori hanno mostrato crocifissioni e fucilazioni senza crocifiggere e fucilare nessuno. Dio ci salvi dalle installazioni.
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Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).
