I turisti a Roma, adoratori del buco

Una lunga fila ordinata sotto il sole cocente, in paziente attesa di mettere l’occhio o l’obiettivo nel famoso buco della serratura che consente una particolare e tuttavia dozzinale (è riprodotta ovunque) vista della cupola di San Pietro. Ma cosa c’hanno nella testa? Un buco

28 AGO 26
Immagine di I turisti a Roma, adoratori del buco

Google creative commons (Flickr)

I turisti, gli adoratori del buco. Passo da piazza Cavalieri di Malta, sull’Aventino, diretto verso i luoghi dove Cristina Campo visse, scrisse, pregò, morì, e vedo una fila. Una lunga fila ordinata sotto il sole cocente, formata da persone suppongo in gran parte straniere ma non è detto, parecchie delle quali munite di ombrellini. Erano in paziente attesa di mettere l’occhio o l’obiettivo nel famoso buco della serratura che consente una particolare e tuttavia dozzinale (è riprodotta ovunque) vista della cupola di San Pietro.
Mi è venuta in mente la setta degli adoratori del buco, congrega russa di cui parla Solovev nei “Tre dialoghi”. I componenti, in chissà quale epoca, in chissà quali steppe, facevano un buco nella parete della loro isba e si mettevano a invocarlo: “O santo buco...”. Solo che quegli antichi adoratori del buco erano un’invenzione di Solovev mentre questi nuovi adoratori del buco non me li sono inventati, li ho visti con i miei occhi. Ma cosa c’hanno nella testa i turisti? Un buco.