In un’epoca di decadenza e rovina, l'arte è specchio dei tempi

Può succedere, e succede, che la pittura italiana d’oggi esprima un desiderio di Bellezza (Omar Galliani), di Fede (Giovanni Gasparro, Miriana Lallo), di Ritorno della Civiltà (Nicola Verlato). Che tali desideri siano minoritari è evidente, e non potrebbe essere altrimenti

25 AGO 26
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Foto ANSA

L’arte è specchio dei tempi, si dice comunemente, e comunemente è proprio così. Dunque, guardando alle grosse mostre dell’estate italiana, l’arte contemporanea rispecchia un desiderio di Vuoto (Rothko), di Invasione (Banksy), di Fine della Civiltà (Kiefer). Ovviamente chi è andato a vedere tali artisti non ne è consapevole, anzi: un amministratore pubblico (di destra, notare) ha lodato la mostra Warhol/Banksy al Castello di Barletta come “internazionale”, cieco di fronte alla sua vera natura provinciale e coloniale… Grazie a Dio, o alle Muse, l’arte può anche essere qualcosa di non comune, di non supino.
Può succedere, e succede, che la pittura italiana d’oggi esprima un desiderio di Bellezza (Omar Galliani), di Fede (Giovanni Gasparro, Miriana Lallo), di Ritorno della Civiltà (Nicola Verlato). Che tali desideri siano minoritari è evidente, e non potrebbe essere altrimenti in un’epoca di decadenza e rovina: ma voi “seguite i pochi, et non la volgar gente”.