Il grave peccato commesso da Ranucci, ma non solo

Il mestiere del conduttore è fondato sulla maldicenza, ma spuntano anche le colpe, altrettanto profonde, di un sacerdote di Eboli e dell'arcivescovo di Salerno

22 AGO 26
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Foto ANSA

Le cattive compagnie, certo. Fra cui i cattivi preti. Sigfrido Ranucci oggi è un uomo in difficoltà e deve i suoi guai alla propria umana debolezza e alla malizia di coloro che lo circondano e che lo hanno riempito di vento. Fra questi annovero il sacerdote di Eboli che lo ha giudicato degno di essere celebrato in una chiesa consacrata (il santuario di Sant’Antonio), con la presentazione di un suo libro. Non c’è da stupirsi se poi uno diventa tracotante... L’evento si è svolto a giugno ma la foto è spuntata ora, e si vede Ranucci tutto contento che volta le spalle all’altare e al padrone di casa: Cristo snobbato a Eboli. Evidente empietà e palese violazione del canone 1210 del Codice di diritto canonico: “Nel luogo sacro sia consentito solo quanto serve all’esercizio e alla promozione del culto, e vietata qualunque cosa sia aliena dalla santità del luogo”.
Scrivo queste righe a titolo di correzione fraterna, per esortarlo al pentimento. Perché Ranucci è cattolico praticante, a dispetto di un mestiere basato sulla maldicenza, peccato grave se commesso in televisione e gravissimo se commesso in una chiesa. Sto cercandogli delle attenuanti: la colpa è sua ma pure del sacerdote di Eboli e dell’arcivescovo di Salerno che non ha vigilato o, peggio, che ha approvato. Pregate per la sua anima.