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Grazie a Dio l’estate sta finendo
Fra poco tutti smetteranno di chiedermi se è vero che non vado mai in vacanza. Ho notato che la mia esibita stanzialità suscita nei vacanzieri una crescente insofferenza. Lo capisco, ha l’aria di un’accusa silenziosa: mentre io coltivo la mia cultura voi, tra foto, file e food, diventate ogni giorno più ignoranti
20 AGO 26

Foto LaPresse
Grazie a Dio l’estate sta finendo. Fra poco torneranno tutti a lavorare e smetteranno di chiedermi se è vero che non vado mai in vacanza (è vero), se è vero che non vado mai all’estero (è semivero, mi piacerebbe soltanto tornare in Provenza, per la corrida), e come mai sono ugualmente così abbronzato (tocca spiegare che mi piace fare lunghe passeggiate durante le quali non uso ombrellini parasole). Io preferisco leggere che viaggiare: sul comodino ho sempre una pila di libri, e nemmeno l’estate mi ha aiutato ad accorciare la chilometrica lista di titoli vecchi e nuovi da comprare, da Arbasino (“Le muse a Los Angeles”) a Vorpsi (“Viaggio intorno alla madre”). Che senso ha partire per poi starsene a letto a leggere in una camera d’albergo? A casa sto più comodo e non spendo. Ho notato che la mia esibita stanzialità suscita nei vacanzieri una crescente insofferenza. Lo capisco, ha l’aria di un’accusa silenziosa: mentre io coltivo la mia cultura voi, tra foto, file e food, diventate ogni giorno più ignoranti.
Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).
