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Tony Pitony e Pippo Sowlo non mantengono ciò che promettono
La canzone più attraente del primo si intitola “Culo” e ricorda quei bambini che dicono “Cacca” per stupire la mamma. Per il secondo invece convincono davvero soltanto due versi di “Dont’s”, nonostante l'incipit promettente
12 AGO 26

Foto Getty
Ci ho provato, non dico a farmeli piacere, Tony Pitony e Pippo Sowlo: ad ascoltarli. Purtroppo i due non mantengono ciò che promettono. Forse il problema è che promettono molto: la famosa libertà di espressione, figuriamoci. La canzone più attraente di Pitony si intitola “Culo” e mi ricorda quei bambini che dicono “Cacca” per stupire la mamma. A che età mi sarebbe potuta piacere? Forse all’età in cui mi facevano ridere gli Squallor? No, molti anni prima, perché dischi come “Vacca”, “Pompa”, “Tromba”, “Cielo duro” erano musicalmente e letterariamente più articolati, richiedevano un ascolto più adulto. Bocciato.
La canzone più stuzzicante di Sowlo, se si può chiamare canzone, si intitola “Dont’s”. Ha un incipit promettente: “Ci sono tutta una serie di micro-cose che uno deve sempre stare attento a evitare di fare, sennò è frocio”. Poi però conclude poco. Convincono davvero soltanto due versi, se si possono chiamare versi: 1) “Suggerire un sushi”; 2) “Per me un ginseng, grazie”. Per il resto, scempiaggini più che frociaggini: 3) “Bere una Weiss, ordinare un margarita”; 4) “Acquistare la frutta al supermercato”; 5) “Viaggiare all’estero”; 6) “Fare gli auguri di compleanno”; 7) “Parlare in inglese”; 8) “Andare dallo psicoterapeuta”; 9) “Pagare col telefono”; 10) “Pronunciare il nome degli autori stranieri correttamente”. Rimandato.
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Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).
