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Il più bel libro con cui sono andato a letto negli ultimi anni
La copia di “Rime” di Galeazzo di Tàrsia (poeta e barone, barocco e calabrese) è in carta Magnani avorio di puro cotone, per godimento tattile e visivo. Descrivere la lettura di un simile capolavoro di altissimo artigianato è come descrivere un amplesso: tentativo osceno e inevitabilmente fallimentare
4 AGO 26

Foto di Sinziana Susa su Unsplash
Il più bel libro con cui sono andato a letto negli ultimi anni. Io leggo molto a letto ma i volumi delle collane più imponenti, i Millenni Einaudi, i Nave Argo Adelphi, i Pensiero Occidentale Bompiani, tocca leggerli di giorno, sulla scrivania o sul divano. A letto si leggono bene i tascabili o anche gli allettabili come questo magnifico Tallone in ottavo (16,5 x 25,5 centimetri): “Rime” di Galeazzo di Tàrsia, poeta e barone, barocco e calabrese. Descrivere la lettura di un simile capolavoro di altissimo artigianato, capace di esaltare al massimo il tatto e l’intelletto, è come descrivere un amplesso: tentativo osceno e inevitabilmente fallimentare. Comunque, la mia copia è in carta Magnani avorio di puro cotone, per godimento tattile e visivo.
Il libro è composto a mano con caratteri Caslon del Settecento, impresso a mano dalla tipografia Tallone, pur essa in funzione dal Settecento (un monumento della cultura italiana, dunque). La poesia di Galeazzo, scrive Davide Rondoni nella prefazione, è “sangue che canta”. Il finissimo verseggiatore era al contempo, molto baroccamente, un feudatario violento. Abbastanza ovviamente finì assassinato, a 33 anni, nel 1553, lasciandoci uno squisito canzoniere di sospiri amorosi: “Io voi quando vedrò, pregio del cielo, / Ignuda folgorar su l’erba fresca?”. Un libro da godersi a letto, dicevo.
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Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).
