Rimpiangere gli umani di fronte al self-service

Ordinare e pagare su uno schermo in una premiata gelateria, perdere 9 euro a una stazione di servizio. Nostalgia dell'uomo

25 LUG 26
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Foto Lapresse

Misantropo, ho nostalgia dell’uomo. All’Aquila, in piazza, entro in una premiata gelateria e l’addetta mi fa segno che devo ordinare, e immagino pagare, su uno schermo: esco di corsa, comprerò un gelato meno blasonato, meglio un Cornetto Algida se servito umanamente ossia col barista che prende i soldi e mi dà il resto. A Firenze, in via Bolognese, in una pompa self-service metto 20 euri (di più non mi fido, giustamente) e ottengo 11 euri di carburante. Gli altri 9? Sostituiti da uno scontrino, da far valere chissà come e quando. Il giorno dopo ripasso, c’è il cartello “GASOLIO ESAURITO” e la stazione di servizio continua a essere deserta, 9 euri perduti.
D’ora in poi farò il pieno solo se c’è il benzinaio, magari in autostrada dove spendo qualcosa di più ma in caso di problemi posso rivolgermi a qualcuno. E quando l’ultimo benzinaio si sarà estinto? Per dire, sull’autostrada A25, in direzione Pescara, una notte sono incappato nel primo autogrill chiuso della mia vita. C’era soltanto il distributore automatico, che ho disdegnato, resistendo fino all’autogrill successivo. Ma fino a quando esisteranno autogrill aperti a tutte le ore? “L’uomo oggi scompare, come un viso di sabbia cancellato sul bagnasciuga”, ha scritto Agamben. Quando c’era non mi piaceva, adesso lo rimpiango.