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Il cortocircuito autolesionista sui farmaci Teva
L'azienda israeliana in Italia ha quattro fabbriche. Il boicottaggio contro il gruppo farmaceutico è un problema per l'occidente
15 LUG 26

Foto Ap, via LaPresse
Dio acceca chi vuole perdere e gli fa rifiutare con sdegno i farmaci Teva. L’amico farmacista mi regala dei farmaci Teva, “i migliori generici”, e mi dice che, essendo un’azienda israeliana, non li vuole più nessuno. Clienti maomettani? No, no, antisemiti italianissimi. Teva in Italia ha quattro fabbriche e qualcuna ovviamente sta chiudendo, con contorno di licenziamenti e proteste contro la “bramosia di profitto” (come se un’azienda potesse bramare bilanci in perdita). Dove vengono prodotti i farmaci che sostituiscono i Teva? I principi attivi provengono quasi sempre da India e Cina: e così, in un colpo solo, abbiamo perso lavoro, denaro, tecnologia, efficacia terapeutica. Dio acceca chi vuole perdere e, oltre che orbo, lo rende stupidissimo.
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Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).
