Millet, unica salvezza dai libri del Premio Strega

Lo scrittore è l’esatto contrario degli autori da premio letterario, un intransigente non disposto a dividere la propria solitudine “con degli imbecilli, dei depravati, degli atei, dei filantropi, dei socialisti”

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Immagine di Millet, unica salvezza dai libri del Premio Strega

Foto dal Facebook di Richard Millet

“I turisti entravano nella cattedrale e ne uscivano come cani erranti trattenendo a stento i latrati. Pregare lì era impossibile. Impossibile trovare dei fedeli con i quali intonare un magnificat che avrebbe cacciato dal tempio i miscredenti”. Impossibile da parte mia non chiamare Richard Millet “mon semblable, mon frère”. Il virgolettato sulla cattedrale di Bruxelles è tratto da “Un sermone sulla morte” (Editoriale Scientifica), libro in cui la morte sociale dell’autore, dovuta ad accuse di razzismo, è compensata da una rinascita in Dio. Millet è un estremista della letteratura e non solo della letteratura, un amante del silenzio, del segreto, della preghiera che lamenta la dipartita di tante cose belle: l’amicizia, l’amore, la conversazione, la cultura, la lingua, il cristianesimo, la Francia. Non è un libro ottimista, chiaro. Io non sono così sicuro che sia tutto così finito, eppure lo ritengo un libro salvifico: salva dai libri del Premio Strega. Millet è l’esatto contrario degli autori da premio letterario, un intransigente non disposto a dividere la propria solitudine “con degli imbecilli, dei depravati, degli atei, dei filantropi, dei socialisti”.