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Preghiera •
Ricordiamoci che la fede liberatrice è quella di Cristo
L’arcivescovo Zuppi ha appena firmato, insieme ad altri quattordici capi di chiese, chiesuole e comunità un “Patto fra le religioni”. Un accordo che se ne infischia della libertà e offende la verità: quale dialogo può esserci tra il vero e il falso?
27 GIU 26

Foto LaPresse
Sant’Ambrogio, mi hanno invitato al festival di Gualdo Tadino a parlare di “Libertà e spiritualità”, e non mi veniva in mente nulla a parte il tuo “ubi fides, ibi libertas”. Che però, perdonami, mi sembrava vecchiotto e strasentito, e pure in latino, lingua dimenticata. Poi è spuntato un tuo collega, l’arcivescovo Zuppi, che in qualità di presidente dei vescovi italiani ha appena firmato, insieme ad altri quattordici capi di chiese, chiesuole, comunità presenti nella nostra povera nazione, un “Patto fra le religioni”. Nel documento si legge che tutte le religioni sono belle e buone, e che dialogando amabilmente fra loro ci porteranno in un’Italia migliore. Ciao. La firma di Zuppi ovviamente è indifferentista, quella degli altri ovviamente è opportunista. Il Patto offende la verità: quale dialogo può esserci tra il vero e il falso? E se ne infischia della libertà. Non esiste libertà religiosa nell’islam, che in arabo significa “sottomissione” e non tollera il passaggio ad altri culti o all’ateismo. Non esiste libertà esistenziale nell’induismo, o almeno non nell’induismo tradizionale, con il sistema delle caste che inchioda ogni indiano alla sua nascita. Sant’Ambrogio, il tuo “ubi fides, ibi libertas” è dunque ancora attuale: bisogna soltanto specificare che la fede liberatrice è quella in Cristo.
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Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).
