A Belfast preferiscono Agostino a Robert Francis

Secondo Papa Pecci “la legge naturale ci ordina di amare di un amore di predilezione e di dedizione il paese in cui siamo nati e cresciuti”. Mentre alle Cortes, nel passaggio sul tema, Papa Prevost si è prestato a dare voce al solito immigrazionismo

11 GIU 26
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Foto LaPresse

Sant’Agostino a Belfast. C’è chi sul cielo di un’Irlanda squassata dalla rivolta dei nativi contro gli alieni vede volteggiare Farage. Io invece sento riecheggiare la “Città di Dio”: “Anzitutto l’uomo deve avere cura dei suoi”. Su questo punto era più agostiniano Leone XIII, che agostiniano formalmente non era, di Leone XIV. Secondo Papa Pecci “la legge naturale ci ordina di amare di un amore di predilezione e di dedizione il Paese in cui siamo nati e cresciuti”. Mentre alle Cortes, nel passaggio sul tema, Papa Prevost si è prestato a dare voce al solito immigrazionismo, con gli stranieri dipinti come vittime e gli autoctoni come fornitori obbligati di “protezione e accoglienza”. A Belfast preferiscono Agostino a Robert Francis, la legge naturale all’utopia artificiale: agostiniani ad honorem.