La mia Napoli preferita: quella che non esiste

Gli entusiasti resoconti amicali sulla capitale campana mi lasciano un po’ scettico e però mi fanno piacere. Pure se fossero favole, bene lo stesso: mi piacciono le favole. Non ne posso più dell’aggettivo “autentico”

3 GIU 26
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Foto Pixabay

Lode all’inautentico. Vedo la pubblicità Zara ambientata a Napoli e vado in estasi. Poi mi risveglio e capisco di avere sognato: niente di reale. So bene che i vestiti Zara non sono così belli, che se andassi a Napoli non troverei Paola Manes (una delle modelle protagoniste) ad accogliermi, che se affittassi un appartamento non somiglierebbe a quello del video, situato nel Palazzo dello Spagnolo come mi informa una nobildonna napoletana (non è su Booking, ci vive il proprietario). Casca comunque come il cacio sui maccheroni, o la mozzarella sulla pizza, questa pubblicità. Negli ultimi tempi sempre più amici giurano che Napoli è miglioratissima e che ormai è meno pericolosa di Milano (non che ci voglia tanto). Io mi ricordo scippi e femminielli ma è passato un secolo, devo aggiornarmi. Ricordo anche “Gomorra”, Roberto Saviano: basta, merce scaduta. Gli entusiasti resoconti amicali mi lasciano un po’ scettico e però mi fanno piacere. Pure se fossero favole, bene lo stesso: mi piacciono le favole. Non ne posso più dell’aggettivo “autentico”: la cucina autentica, le esperienze autentiche... Lo usano puntualmente in assenza di vero, per pranzi e territori truccatissimi, falsi alla seconda. La pubblicità Zara non finge di essere un documentario, è una fiaba che mostra la mia Napoli preferita: quella che non esiste.