di Camillo Langone
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Prego per uno smartphone più rispettoso, meno oltraggioso
Nel 1960, Susan Sontag scriveva: “Barbarico oltraggio alla vita privata che il telefono rappresenta”. Ora i ragazzi rifiutano le chiamate perché troppo invadenti. Si tratta di telefobia o difesa dell'intimità?
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23 APR 26

Foto Pixabay
Non sempre i giovani hanno tutti i torti. Leggendo “Rinata” (Nottetempo) ossia i diari di Susan Sontag, maestra di lesbismo e di individualismo, ho trovato questo appunto del 1960: “Barbarico oltraggio alla vita privata che il telefono rappresenta”. Ora, 66 anni dopo, c’è il fenomeno dei ragazzi che rifiutano le chiamate telefoniche perché considerate troppo invadenti, e preferiscono affidarsi ai messaggi. La telefobia sembrerebbe un altro segnale di inettitudine e invece ci intravedo una valenza positiva: la difesa dell’intimità. E’ in gioco qualcosa di molto più antico della telefonata che a pensarci bene è fenomeno novecentesco, modernariato della comunicazione.
Questi giovani riservati sarebbero piaciuti a John Locke, sulla cui idea che “ogni uomo ha una proprietà nella propria persona” si basa il concetto di sfera privata inviolabile. Naturalmente nessun ventenne legge Locke, e pochissimi la Sontag, eppure ci sono affinità. Non sono sicuro che l’introversione sia la soluzione, e però neanch’io voglio essere assillato, inquietato, controllato via telefono. Prego per uno smartphone più rispettoso, meno oltraggioso. Io per esempio lo depotenzio non postando mai in tempo reale: pubblico sempre foto vecchie di qualche giorno, com’erano già vecchie di qualche giorno le lettere consegnate dal postino. Neoromanticismi.
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Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).
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