Abbiamo bisogno di giovani maestri

I vegliardi raramente hanno potere e mai hanno salute, non possono suscitare molta invidia

17 APR 26
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Troppo facile avere maestri più vecchi. Non c’è competizione e poi sono abbastanza indiscutibili: i vegliardi raramente hanno potere e mai hanno salute, non possono suscitare molta invidia. Se cito il cardinale Camillo Ruini (Sassuolo 1931), il più vecchio fra i miei maestri italiani, e il pittore Alex Katz (New York 1927), il più vecchio fra i miei maestri stranieri, non saranno in molti a prendersi la briga di obiettare. Più difficile, ma anche potenzialmente più utile, avere maestri più giovani. Meglio ancora se molto più giovani. Il mio maestro più giovane è Guido Damini (Cremona 1995), uno storico che anziché salire in cattedra sale sul palco. Niente università, niente giornali, gli agoni classici della vecchia cultura: solo social e teatri. Sento che c’è da imparare... In questo periodo porta in giro “L’intera storia dell’umanità in 90 minuti” (le date sono su TicketOne). Damini è consapevole che gli italiani non vogliono impegnarsi ma essere intrattenuti, si definisce sorridendo “storico da bar” e mi ricorda Luciano De Crescenzo: storia anziché filosofia, però sempre divulgazione divertente. Vorrei imitarlo ma so che le possibilità di trasformarmi in brillante divulgatore superano di poco quelle di diventare cardinale o grande pittore. Tuttavia credo nei miracoli e prego che Damini mi insegni la leggerezza.