di Camillo Langone
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Le urne, le lapidi, le statue
Passeggiata per una Lecce che dimentica di omaggiare i suoi morti illustri
di
11 APR 26

Foto Olycom
Si appongano lapidi, si coltivi la memoria. Passeggio di notte per Lecce cercando le tracce dei maestri. In via dell’Antoglietta cerco la casa dove visse Carmelo Bene da giovane, con la famiglia. In una biografia ho letto che stava al numero 42, ma dov’è il numero 42? Oltre a non trovare la lapide non trovo nemmeno il civico: come faranno i postini? In via delle Bombarde non passo bensì ripasso (è un percorso abituale) da casa Calasso e qui la lapide esiste ma si limita al giurista Francesco. Se anche suo figlio, l’editore Roberto, vi soggiornò da ragazzo, non ci viene detto. In viale dell’Università cerco il liceo Palmieri dove Pasolini tenne il suo ultimo discorso pubblico, pochissimi giorni prima di venire ucciso, e lo trovo subito trattandosi di un grosso scatolone imbandierato, regolarmente imbrattato di “Free Palestine”.
Nessuna lapide ricorda l’evento anche se una lapide non basterebbe, le ultime parole del Poeta di Casarsa meriterebbero una statua e la dovrebbe fare Nicola Verlato, l’artista che di Pasolini è specialista, sia in pittura che in scultura. Un’opera che celebrerebbe il passato e al contempo stimolerebbe il futuro perché, lo scrive Foscolo, “a egregie cose il forte animo accendono l’urne de’ forti”. Le urne, le lapidi, le statue.
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Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).
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