di Camillo Langone
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Il Molise di cui ci eravamo dimenticati
Lode a una regione bistrattata che frana senza perdere il decoro
di
10 APR 26

Foto LaPresse
La vendetta del Molise. Per decenni hanno fatto gli spiritosi dicendo che il Molise non esiste e ora questa piccola regione si fa sentire alla maniera di certi organi interni di cui ci si dimentica fino a quando non si ammalano, e allora sono dolori. La frana di Petacciato ricorda che l’Adriatico, rispetto al Tirreno, è da sempre serie B: l’A14 dopo Porto Sant’Elpidio, dove finiscono le sei corsie, diventa una via crucis, mentre la ferrovia è declassata già da Bologna.
Io ricordo che il Molise è regione straordinariamente nevosa: Capracotta, capitalina del tabarro, figura pertanto nel Guinness dei primati e solo pochi giorni fa si è risvegliata coperta da due metri di neve. Segnalo che i molisani sono persone serie: il più grande molisano di tutti i tempi, Celestino, fu Papa eccezionalmente coscienzioso, e il più grande molisano vivente, Emilio Gentile, oggi è lo storico più affidabile (pensavate fosse Barbero?). In Molise, Meridione freddo, non melodrammatico, non turistico, mai avrebbero potuto girare il video di “Al mio paese”, la canzone-caricatura di Serena Brancale, inascoltabile concentrato di luoghi comuni, processioni e vita lenta, “madonne nelle chiese, signore sulle sedie”, con Puglia e Sicilia omologate all’Andalusia, prostituite, ridicolizzate. Lode al Molise, che frana senza perdere il decoro.
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Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).
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