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di Camillo Langone

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Preghiera

Una storia di vero esibizionismo e finto divertimento

Considerazioni sulla parabola di Matteo Cambi, fondatore del marchio di abbigliamento Guru, e sul suo rapporto conflittuale con le bollicine

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9 APR 26
Immagine di Una storia di vero esibizionismo e finto divertimento

Matteo Cambi alla consolle, foto Olycom

Matteo Cambi lo ha rovinato lo champagne. E’ ciò che ricavo dalla visione del docufilm “Guru. La storia di Matteo Cambi” (Sky). So benissimo che gli sciampagnomani non saranno d’accordo e pazienza, anzi, meglio così. Troppo facile dare la colpa alla cocaina. Io non credo che la rovinosa caduta di colui che negli anni Zero riempì il mondo di magliette con la margherita sia dovuta soltanto alla polvere bianca. S
i diceva che la droga leggera è l’anticamera della droga pesante, a me non pare strano che dallo champagne si passi alla cocaina: un vino artificiale è concettualmente prossimo a un paradiso artificiale. E’ il medesimo schema di vero esibizionismo e finto divertimento. Cambi, che conosco personalmente e a cui auguro ogni bene, precipitò perché perse la testa e si mise a spendere in modo sconsiderato: il docufilm ricorda che offriva champagne a mezza Costa Smeralda. Avesse offerto Lambrusco di Sorbara (che, essendo di Carpi, conosce benissimo) avrebbe risparmiato e sarebbe stato più originale. E magari si sarebbe scrollato di dosso un po’ di falsi amici, un po’ di quei parassiti che dallo champagne sono sempre molto attratti.

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Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).

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